La settimana di… Gianmarco Dosselli

 

 

La poesia è necessaria all’uomo. Chi non ama i versi ha uno spirito arido e pesante: versi sono effettivamente la musica dell’anima. (Voltaire)

 

Dosselli è stato altrettanto poeta, attività smessa nove anni fa. Eppure la poesia “Ammonisce senza ammonire, insegna senza insegnare, svela all’uomo i recessi più profondi e le fibre più delicate dell’umanità” secondo benedetto Croce. Può essere “autovivisezione psichica” secondo Montale. Vuole “giovare o dilettare” secondo il grande Orazio. “La poesia è necessaria all’uomo. Chi non ama i versi ha uno spirito arido e pesante: versi sono effettivamente la musica dell’anima. (Voltaire) Nonostante i buoni inviti dei quattro personaggi sopra menzionati, per Dosselli l’eterno e insondabile mistero del creato poetico sembra non l’avesse mai conosciuto perfettamente. Andiamo a leggere alcune sue composizioni, per nulla opache e “raggrinzite”, anzi ispirate e sentite. L’autore ha grande sensibilità unita ad una scrittura fine e delicata, e permette incisività e colore in immagini sedimentate nella memoria. (P.T.)

Eremo di Montecastello (Tignale, lago di Garda)

Sorse per eleganza arditezza,

lassù, come voler

ergersi su un costone di roccia.

Eterno re, là nell’immenso

del cielo, tra intemperie e

raggi amorevoli di sole,

invaso da gente fatta di sogni,

battiti, pensieri, speranze illuse…

a ricercar la vita di verde

affinché la speranza

non abbandoni nessuno;

invaso da giovani che cercano

cuori dipinti col colore dei fiori

per una stagione di armonia;

invaso da generazioni che ha vissuto,

lavorato e pregato il Signore.

Lacrime, ansie, anelli

e catene ivi resteranno;

una croce di legno dipingerà,

per tutti, l’arcobaleno nel cuore.

 

***

                Povero

 

Povero,

le tue notti sulla panchina.

Come coltre… le ruvide carte

e, per tetto, un cielo di stelle.

 

Cittadino del mondo,

senza onore senza speranza;

solamente un ingrato prossimo

davanti i tuoi occhi supplici.

 

Scarpinata quotidiana,

aberrazione senza tregua,

fame padrona:

che vita grama la tua, uomo!

 

Ad un ennesimo autunno,

mentre qualche comignolo

ha i suoi primi sbuffi di fumo,

mai più per te il solito risveglio.

 

Rigido il tuo corpo

disteso sopra la fredda panchina;

nessuno piange la tua morte.

Addio buon “clochard”.

 

***

 

Tempo

Uno stolido gatto,

di astrusa provenienza,

in cerca di rifugio precario

tra una ridda d’auto in sosta.

È tempo buzzo!

 

Ragazzo imberbe,

alla sua  presuntuosa forosetta,

una sfilza di parole arrochite

d’una perorazione appassionata.

È tempo algido!

 

Mendicante dal viso arcigno,

la forzaglia come contenitore

per  l’ardua questua,

che è irrisione della vita.

È tempo uggioso!

 

Ragazzo misogino,

forbito nel suo abito blu foncé,

melomane e bighellone

in quella casa dove si usa scialare.

È tempo sereno!

 

***

La neve più bella

 

Gioca nella sua fievole caduta

l’eslege neve primaverile,

adagiandosi su campi derelitti

di alberi accennati

da impavidi germogli.

Il grido di gioia di un bimbo

che “sguazza” nei forbiti cristallini,

cantando parodie a squarciagola

dimentico del proprio irreale cuore

che non sa spiccicare da un malefico segno.

Impossibilitato al gioco esuberante

s’adagia alle confinanti mura dirute, e

gli toccò un pianto profluvio

per salutare la “sua” ultima neve,

mentre la dotta gli è viva dentro.

Da mane a sera i genitori trepidano

cercandolo nei campi non triti,

ma Dio lo ha già chiamato a sé.

La neve del campo paradisiaco

è eternamente la più bella!

 

***

Il gioco della paura

 

Paura del mondo ipocrita,
paura della società violenta:
la vita non sempre
è una lunga vicenda,
può concludere in un
istante e in maniera
inattesa.

Paura dei sintomi d’egoismo,
paura delle voci peggiori:
il bene non sempre
sconfigge i peccati,
può respingere l’amore ed
evitare l’eternità senza
speranza.

Paura delle piccolezze,
paura delle lacrime amare:
l’amore non sempre
vive al posto del colpevole,
può insegnare misteri
e respingere la persona
giustificata.

Paura della sofferenza ineluttabile,
paura della scelta seria:
la salute non sempre
resta immensurabile,
può irridere
e stimolare nequizia
simultanea.

La paura cerca scartine.
La paura fa il suo gioco.

 

***

 

On line con Pascoli

 

Addio! Dunque, rondini rondini, addio!

Un fottio di gente sotto il vostro volo

spianato tra allampanate torri;

finisce l’esilarante stagione,

lasciate forbiti i vostri nidi.

O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna…

Fallace strada fosca

più immane che insanguinata;

un calesse impolverato nel frascato,

a ricordo d’un uomo rifulgente.

…ma ora verranno le stelle, le tacite stelle…”

Nel silenzio della sera una preghiera

nell’amore tracciato della fede;

gli astri ci vedono e ci consolano,

siamo gente di sicura speranza.

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