La settimana di… Gianmarco Dosselli

Buon sabato! Oggi il nostro autore Gianmarco Dosselli ci parla di un altro romanzo, anche questo molto divertente: “Cervelli nelle scarpe”

“Cervelli nelle scarpe, terzo libro edito  da Antipodes, nel 2015. Anch’esso, come il ‘suo’ predecessore, è di stile umoristico. La vicenda è tutta lombarda. Location principale è la bassa Cremonese, tra i fiumi Oglio e Po; ‘coinvolta’ (per modo di dire) anche una piccola zona del paese: un mini villaggio agricolo nato attorno a metà del Settecento, allora Contado di Cremona. Si viene a conoscenza dei fatti altrui; tutti si conoscono e la privacy ‘più che un diritto diventa un sogno’. Tra beghe accattivanti c’è una famiglia di stampo fascista e una famiglia di stampo comunista; c’è un prete che soffre di gerontofilia e un altro di carattere rigido; ci sono ‘vecchietti’ intriganti e paradossali; ci sono amori ‘disintegrati’ o fervidi.  Tante risate per arrivare a un finale imprevedibile, inatteso e… impossibile agli occhi dei lettori.

Un estratto dal libro:

Più in là, intento nel prendere una coppa di champagne, Carlo s’inchinò galantemente a un vacanziere che stava al suo fianco. Quest’ultimo, colpito dalla gentilezza dell’altro, si presentò.

 «Piacere, Trerotola.»Cervelli nelle scarpe

 «Dove sono?»

 «Chi?»

 «Le tre rotelle.»

 «Veramente le ho detto il mio cognome.»

 «Pardon! Mi presento: Carlo Novelli.»

«Felice.»

«Anch’io sono felice anche senza conoscerla.»

«Riferivo il mio nome!»

«Scusate la gaffe, gentile signore! Commetto disordini in testa perché tutte queste opere del caz… pardon, opere incomprese e sciolte come cere al sole dell’artista “Bartolì” mi confondono certe idee. Non riuscirò mai a capirla quest’arte contemporanea.» ammise Carlo.

«Però non è difficile.» ribatté Felice. «Se puoi girarci intorno dev’essere una scultura. Se, invece, è appesa a un muro è più probabile che si tratti di un quadro!»

 «Cosa, scusi! Beh, pare ovvio! Qui, in evidenza troppe opere che sembrerebbero fesserie di mia moglie. Questo “Bartolì” meriterebbe una “bananina” nel sedere. Mah… per caso anche lei è un artista delle Arti?»

«Sono “Bartolì”, l’autore di queste sculture esposte.»

«Oh, meravigliose esposizioni!  Opere cosi sublimi mai viste da nessuna parte. I miei più vivi complimenti!»

«Uhm, quanti cambiamenti di opinioni in pochi secondi!» fece l’artista, scioccato dal giudizio dell’altro circa le sue opere: da “contro” a “pro”. «Vado da quella signora; è con voi?»

   «Sì, è la rompib… è la mia adorata suocera!» si corresse.

Una volta alzatosi, il signor Trerotola, in arte “Bartolì”, si soffermò a salutare la signora Mariella tutta intenta coi ferri a realizzare berrette di lana per genero e nipote, per il prossimo inverno.

«Non ammira i miei capolavori, signora?»

«Già visti ed esaminati nella loro bellezza.»

«Secondo lei, quale sarebbe la mia opera più gradita?»

«Mmm… ecco… la statua della Madonna con Bambin Gesù.»

«Veramente si tratta di una pastorella con pecora.»

«Oh, che sbadata! Chiedo venia.»

«Non importa. Le concedo anche l’occasione di riferirmi la più brutta.»

«Beh, se troppo non reclamasse, allora… quel pezzo marmoreo rappresentante una mongolfiera sgonfia che precipita.»

«In realtà è il ritratto di donna, volto quasi simile al celeberrimo “urlo” di Edvard Munch. Ritratto volutamente deformato e che sta a rappresentare la mia adorata madre. Lei è defunta.»

«Un po’ tetro tale nome di battesimo!»

«No; lei è al cimitero.»

«In visita a qualche tomba?»

«No, lei è in un loculo.»

«Sarebbe una abitazione, una casa dentro al cimitero come quella dei custodi?»

«No! È morta! Seppellita! È dentro una bara!» s’esasperò. Preferì non commentare altro con i testardi; si ritirò per una passeggiata solitaria sulla spiaggia.

Dopo lo sgranocchiare di vari bagigi, accanto a Carlo arrivò un ospite a prelevare una coppa di champagne. Quest’ultimo inquadrò il suo viso e disse:

«Mi scusi, signore: mi sbaglio, o ho già visto da qualche parte la sua faccia?»

«Non credo proprio. Le posso garantire che la mia faccia la tengo sempre al mio collo.»

«Ma sì, in un libro definito umoristico; la sua foto nell’aletta della copertina de “Il gallo imperfetto”!»

«Bene; lei è il mio lettore fan? Potrei farle l’autografo e la dedica alla seconda pagina.» s’ingagliardì Carlo.

«Il libro non lo ho con me. Comunque, non proverei orgoglio della sua dedica, in quanto il romanzo non mi ha suscitato risate.»

Di questa batosta inaspettata, Carlo prese sottobraccio il suo lettore deluso e se lo trascinò dietro sin sulla spiaggia.

«Scommetterei che la sua stanza è attigua alla mia: lei ha la trentadue b?» chiese conferma, Carlo.

«Esatto!»

«Senta, le parlo da amico confidente. È meglio che la sera chiuda le ante perché, se no, gente come me, la vedono verso le undici di sera sul divano mentre scambia effusioni con sua moglie.» ammise.

«Suvvia, non mi faccia ridere! Alle undici? Impossibile! Io, Paolo Paolini Merlotti De Cagnotto Della Calzavacca, nobiluomo di Modena, a quell’ora sono sempre nel salotto a giocare a canasta!»

«Santi numi, dove se li compra ‘sti cognomi!» disse tra sé.

«Cosa! Prego!»

«Nulla! Se posso, chiederei la strada per il Vittoriale di D’Annunzio. La conosce?»

«Anche gli asini conoscono la strada.»

«È per questo che mi sono rivolto a lei!»

Il nobiluomo scrutò prima lui, poi il lago, di nuovo lui, poi al cielo e Carlo scomparve dal suo fianco.

Della coppia di gay, solamente Eleonora ebbe compassione di sostenerla con dei argomenti sollazzevoli, nonostante la raccomandazione del marito che la invitava a non stringere amicizia né confidenza. Uomini semplici, mascolini, eppure con animo effeminato. Nomi d’arte, vezzeggiativi: “Re Sole”, “Ulisse”. Entrambi coetanei, nativi della stessa zona, compagni d’asilo, di elementari, di medie. Cresciuti contemporaneamente e, sempre nello stesso tempo, frequentatori di discoteche, teatri e cinema, profumerie, boutique… fino al raggiungimento del loro scopo: la convivenza. Possedevano un appartamento (meglio dire, una cantina garçonnière: un piccolo appartamento destinato a convegni amorosi) sito in un condominio di una estrema periferia di una città del Nord Italia.

Dopo mezz’ora tra confidenze e confessioni con i due diversi, Eleonora incontrò la simpatia per un cameriere strampalato e caratteristico, Vinicio: un volto sobrio, asciutto, su cui, ad onta dei cinquant’anni passati, spirava una costante serenità fanciullesca fatta di un lucente scintillio degli occhi, di un sorriso fine. Ogni giorno una confidenza.

«Vinicio, è riuscito a discutere col direttore per quell’aumento?»

«Sì, gli ho fatto presente che io e mia moglie non riusciamo a tirare avanti.»

«Lui che vi ha detto?»

«Di divorziare!»

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