La settimana di Gilberto Landolina

 

Riprendiamo la nostra rubrica “La settimana di… “ presentando Gilberto Landolina di Rigilifi, autore approdato ad Antipodes grazie al concorso Shamain II Edizione, di cui ha calcato il podio con Benvenuti a Delfinia… dove la realtà si fa beffe della fantasia!.

Classe 1980, palermitano come Antipodes, è un tecnico informatico appassionato di scrittura che preferisce non rimanere mai legato ad un genere scrivendo romanzi sempre diversi per tematiche e stile narrativo. Già autore di Ombre nella notte e del thriller fantascientifico Progetto D.O.

Primo palermitano a vincere un concorso Antipodes… cosa hai pensato ricevendo la mail in cui ti veniva comunicato di essere uno dei tre vincitori?

Niente mail, direttamente il post su Facebook! Ero dietro il PC in attesa della comunicazione. Ricordo che la Antipodes aveva annunciato un’ora precisa per il verdetto sui social, quindi altro non potevo fare se non aspettare pazientemente online. Se dicessi che non credevo di vincere, mentirei. Non voglio minimamente sembrare presuntuoso, ma sostengo ciò per un motivo ben preciso: credere fermamente nelle proprie capacità penso sia un prerequisito fondamentale per uno scrittore. Io avevo fiducia nella storia che stavo proponendo, ed ero così sicuro della sua forza da iscriverla con fiducia al concorso. Ma ritrovarmi a fare in conti insieme all’oste e scoprire la loro correttezza è stato qualcosa che difficilmente si può descrivere. Vincere un concorso è qualcosa di semplicemente esaltante, penso sia come quando un figlio torna da scuola con una A in pagella. Ero felice sì, ma non per me, che in fondo l’ho scritto, bensì per il racconto stesso. Come se si fosse trattato di un’entità fisica: “Benvenuti a Delfinia” aveva vinto, io mi ero solamente prodigato a dare una mano! Sul piano materiale però voglio aggiungere che subito dopo aver scoperto la vittoria ho stappato uno spumante e mi sono dissetato al di là della sete stessa (modo carino per dire ‘sbronzato come un cammello’).GLR

Benvenuti a Delfinia è una storia vera, verisimile o altro ancora?

Presento il racconto come un diario, ma preciso fin da subito che lo ha redatto un folle. Seguendo la falsariga che suggerisce il medico di Petronio nella prefazione, dovrei dire che la storia è tutta reale in quanto tale è stata percepita dal malcapitato. In verità, Benvenuti a Delfinia, è un’insalata basata su aneddoti dei quali sono venuto a conoscenza, opportunamente rimodellati e montati onde risaltarne i contorni. Un po’ come si fa con il gesticolare mentre si parla, solo che qui si tratta di un romanzo e sarebbe stato immensamente scomodo prendere appuntamento con i lettori per andare a far loro gesti in faccia a domicilio. Così ho preferito enfatizzare le esasperazioni rendendo la lettura tanto colorita da spandersi oltre le righe di testo, fino a trasmettere al lettore la sensazione di vivere quanto narrato in prima persona. Il mio romanzo quindi è frutto della realtà, ma allo stesso tempo se ne discosta, come a dire che addentiamo una mela succulenta e non l’albero che l’ha generata.

L’idea di dare “nomi parlanti” ai personaggi è geniale… come è nata?

Utopia! Ecco come è nata! Non sarebbe bello se, come nei fumetti, ci ritrovassimo davanti ad un pizzicagnolo smargiasso che si chiami Deodato Isonesto il quale ci allunghi un bigliettino da visita con scritto “D. Isonesto”? Quantomeno ci metterebbe in allerta! Il mondo è una giungla; dovunque si annidano avvoltoi pronti ad assalirci; la loro forza sta nell’essere riusciti a farsi una rinoplastica al becco e nel non assomigliare più alle belve che sono. Ma se davvero i nomi parlassero?! Se potessimo apprendere già al primo contatto con un estraneo chi questi, intrinsecamente, sia? “Oh ciao cara, sono stato in banca, ho affidato tutti i nostri risparmi al nuovo consulente, il sig. L. Adrone. A te come è andata la giornata?” “Tutto fantastico tesoro, sono stata a fare le analisi dal dottor Ascanio Sassino, un luminare della medicina. Dice che curerà al meglio la mia sinusite.” Ecco se le cose stessero così diciamo che io, a sentire certi nomi, raddrizzerei le orecchie come fa il mio volpino quando gli dico che è ora di uscire a far pipì. Quella dei nomi parlanti non è una semplice idea ma l’auspicio che un giorno si possa essere chiamati in base a cosa realmente abbiamo dimostrato di essere.

Petronio è un alter ego o una sorta di emblema di chi, come lui, è vittima di situazioni tipiche della mentalità del sud?

 Petronio è un catalizzatore di sfighe. Un poveretto che a forza di porgere l’altra guancia si è ritrovato senza più i connotati! Torno a citare i fumetti e nella fattispecie ‘V for Vendetta’: “non è importante chi sia l’uomo in sé, ma le sue idee”. Per questo posso dire che Petronio sono io, ma sei anche tu. Petronio è colui che sta leggendo. Petronio è chiunque voglia indossare i panni della brava persona per capire cosa provano i buoni quando capitombolano nelle trappole dei cattivi. Un’esperienza che gli aguzzini dovrebbero fare: credo possa essere rischiarante. Sulla mentalità del sud invece fammi fare una riflessione: sono siciliano e adoro la mia terra. Penso che la Sicilia sia una delle cose più belle che l’occhio umano possa vedere. Ma se la si guarda con l’altro occhio, quello dell’obbiettività, si scorgono così tanti comportamenti da distruggere e malcostumi da sanare che sarebbe meglio far scoppiare i marchingegni in oricalco per ridurla al pari di Atlantide. Ci dobbiamo svegliare, tutti! Siamo addormenti sul tesoro come il drago Smaug e non ci rendiamo conto che intanto tutto sotto di noi marcisce. La mentalità del sud sarà la sua rovina definitiva un giorno o l’altro, lo pavento sinceramente.

Ci siamo fatti due risate su Facebook con le vignette Petronio che hai realizzato ed inoltre hai già citato i fumetti durante l’intervista: che rapporto hai con loro?

 I fumetti sono i mattoni della mia creatività. Li cito in quasi tutti i miei romanzi perché mi viene spontaneo raccontare ciò che da sempre mi sta più vicino. Ricordo, ad esempio, di aver letto il Watchmen di Moore che ero un ancora un bimbo e di essere rimasto seriamente terrificato da Rorschach. Sono un nerd, fiero di potermi chiamare così in un’epoca dove noi fumettari ‘fantascienzofagi’ non siamo più visti come matti sociopatici. Graphic novel come “Kingdom Come” di Superman o “Anno Uno” di Batman, sono opere alle quali è impossibile resistere, si tratta di perle della narrazione. Questo ovviamente senza nulla togliere agli italianissimi Dylan Dog e Martin Mystère, che guarda caso hanno dato il meglio di loro sulla carta, riservandoci il peggio in trasposizioni filmiche o addirittura nei cartoni animati. Certe cose è giusto che stiano dove nascono; come i disegnini di Petronio, che adornano la pagina Facebook di Benvenuti a Delfinia: nati in manicomio e li sarebbero dovuti restare. Adesso lui dirà sicuramente che non si tratta di disegni ma bensì di fotografie che lo ritraggono in particolari momenti. Non che il mio vecchio amico riesca a darmela a bere, ma se c’è una cosa che ho imparato da un Eduardo De Filippo d’annata è che, ai pazzi, è meglio dire sempre di sì!

 Svelaci il mistero: dov’è Delfinia?

Allora: per raggiungere Delfinia bisogna navigare in direzione della seconda stella a destra, e poi dritti fino al mattino. Scherzo! Delfinia è dove è sempre stata: nel canale di Remotia, ad un tiro di aereo da Bepaoli. Non riesco ad essere più preciso perché io personalmente non ci sono stato mai. Petronio però mi ha raccontato che non è poi così difficile da raggiungere. Delfinia è ogni qual volta qualcuno ci nega un nostro diritto solamente perché ‘cosi è!‘. Delfinia è dove gli sciocchi furbi vincono e i prepotenti spadroneggiano. Delfinia è dove il nonnismo degli autoctoni ci fa sentire ospiti indesiderati ed eternamente fuori posto. Delfinia la troviamo ogni qual volta perdiamo noi stessi. Ora, io mi auguro fortemente che nessuno si debba mai sentire così, impotente di fronte alle ingiustizie, ma se vi dovesse capitare, allora guardatevi intorno poiché sarete arrivati a Delfinia, dove la realtà si fa beffe della fantasia!

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