La settimana di… Mariolino Papalia

Questo sabato il nostro autore ci rende partecipi di una Sua riflessione  sull’editoria:

“Non sono uno scrittore.

Per esserlo basta scrivere “minchiate” ma soprattutto vendere almeno 100.000 copie. Ricordate i “Cento colpi di spazzola”? Chi ha rivisto più questa “scrittrice”?

Lo scrittore viene confezionato su misura dalle grosse Case Editrici; loro sanno come fare, campagne pubblicitarie, grossi titoloni ecc.

Di contro ricordate “Il gattopardo”? Non lo volle nessuno. Poi l’intraprendenza di un giovane editore ne decretò il successo e “Il Gattopardo” è un bel libro veramente!

Così funziona l’editoria. Oggi assistiamo a scene veramente patetiche: finti moralisti che diventano scrittori, giornalisti che non sanno scrivere un articolo, ma vendono i libri specialmente se trattano di mafia, di politica, di extracomunitari, tutta roba che fa vendere perché noi Italiani siamo così ci piace leggere il marciume anziché qualcosa che dia ossigeno al cervello e fuoco al cuore.

Oggi per diventare qualcuno devi riuscire ad andare in televisione, gridare, dire parolacce e far divertire la gente che come tanti voyeur restano incollati alla televisione seguendo trasmissioni demenziali che farebbero accapponare la pelle anche a Belzebù, e ce ne vorrebbe…

I più grandi artisti della terra, di qualunque genere fossero, morirono poveri, eppure fecero capolavori. Invece i nostri artisti, al pari dei calciatori, dei politici si rimpinguano le tasche solo riuscendo ad illudere il pubblico… Troppo difficile pensare, troppo difficile capire, troppo difficile commentare e allora via, va bene così: “Dacci oggi il nostro show quotidiano anche se farcito dall’ignoranza… Reti Rai, Mediaset, giornali continuate a propinarci i vostri programmi demenziali tanto fanno bene all’anima, ma soprattutto alle vostre tasche”.

Ma tornando a me.

Scrivere è un modo per conoscere. Un hobby che mi aiuta a passare il tempo lontano dai giornali e dalla TV. Scrivo per bisogno; ad esempio scrissi una bibliografia su Gabriele d’Annunzio perché essendo un collezionista non riuscivo a trovare un valido supporto e allora me lo feci da me, che poi, messo in vendita, andò bene questo è un altro fatto.

A tal proposito voglio raccontare un aneddoto. Finito di scrivere questa bibliografia, con grande presunzione, la presentai all’editore Mondadori che naturalmente la rifiutò. Allora, ero giovanissimo, pensai che forse era il mio cognome che non interessava e riprovai: copiai un libro di Piero Chiara che negli anni 70 vendette circa 800.000 copie; ebbene fu rifiutato! Ecco, questi sono gli editori, se ti chiami Papalia non sei nessuno, e come Papalia ce ne sono tanti, magari molto bravi ma senza un cognome eccellente.

Mi definisco uno scrittore su commissione. Altro aneddoto: un parroco amico un giorno mi chiese se potevo scrivere un libro sulle Iscrizioni funebri delle chiese perché non si ricordava più il latino. Detto fatto, libro confezionato, riprodotto e tradotto.

Poi venne il mio primo romanzo: L’Erede. Fantasticherie della mia gioventù, i primi pruriti, le prime avventure, il primo amore per la mia insegnante d’Italiano, una donna bellissima che mi ispirò una forte passione ed un forte erotismo che trasposi in questo mio libro tanto da meritarmi l’appellativo di Porco che da bravo dannunziano mi fece molto piacere… a proposito, ho una teca piena di maialini regalatemi dalle mie amiche.

Ho scritto di tutto, anche sulla costituzione Italiana, l’ho rifatta secondo la mia visione e regalata a qualche politico importante. Permettetemi di dire che tante cose mi sono state copiate e oggi ce le troviamo.

Poi ebbi la fortuna di imbattermi in Francesco La Piana e la sua Antipodes. Non so dire se lui ancora maledice il momento, però, secondo me, ci stiamo divertendo. Con loro sto stampando i miei libri. Ci credono, non ci credono, che importa, rischiano con grande caparbietà dando l’opportunità ai tanti Papalia di potere stampare un libro. In fondo anche questo è un modo per acquisire l’immortalità.”

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