La settimana di… Fiorenza Golferini Pelaez

Un altro racconto inedito di Fiorenza Golferini Pelaez per augurare buon Giovedì ai nostri lettori!

La Croce del Sud
Un colore opaco diffuso marrone-rossiccio.
Un odore penetrante, un misto di terra e di bestiame.
Un rumore cupo, come di un motore in lontananza.
Estancia “La Petaca”, Rio Cuarto, provincia di Cordoba.
Un pomeriggio d’estate.
In piedi in mezzo al giardino. Guardo lontano.
Il mio sguardo, ormai abituato alle immense distese di queste terre, si imbatte, sorpreso, in un muro scuro che chiude l’orizzonte e che avanza sempre più netto, vicino.
Dov’è finito il sole?
I chimangos volano inquieti. Vacche, cavalli e pecore sono immobili, come ipnotizzati. C’è tensione nell’aria.
Un contadino passa correndo e mi grida di entrare subito in casa con i miei due cani. Io non capisco, ma lo faccio. Mi raggiunge mio marito. Chiudiamo bene porte e finestre e ci rifugiamo nella parte più interna della casa. Rimaniamo nel buio totale.
Il rumore diventa sibilo, e sempre più intenso. Poi è frastuono.
Il vento del Nord arriva alla velocità di 120 chilometri orari, urla tra le piante di eucalipti e ci investe squassando la casa per una manciata di minuti, che sembrano un tempo infinito. Ogni porta, ogni imposta, ogni vetro manda un lamento nell’ululato del vento carico di terra. Sento le labbra e le narici secche e uno scricchiolio di terra tra i denti.
E’ la prima volta che vengo a contatto con una realtà naturale così violenta. Provo stupore e curiosità insieme. Non penso al pericolo, sono attenta piuttosto a tutto ciò che succede, come se non volessi perdere il minimo particolare.
All’improvviso è silenzio. La tempesta di terra è passata.
Apriamo porte e finestre. E’ ancora giorno.
Il pavimento, ogni mobile, ogni oggetto, tutto è ricoperto da una polvere rosata. Questa benedetta terra è arrivata persino nel cassetto delle posate: non mi rimane altro che pulire ogni cosa.
Fuori gli animali hanno ripreso a pascolare e gli uccelli sono tornati a chiacchierare. I fiori, in giardino, sembrano stati passati da un pettine di ferro impietoso. E giganteschi gomitoli di sterpaglie rami e foglie sono sparsi un po’ dappertutto.
Andiamo a controllare il bestiame.
Forse per l’eccitazione, gli animali hanno abbattuto e calpestato per centinaia di metri i paletti di sostegno del cavo elettrificato, che delimita l’area del pascolo. Io da una parte e mio marito dall’altra rimettiamo in piedi i paletti, ricacciamo indietro le bestie, sistemiamo il cavo e diamo corrente. Ma ecco alcune vacche lanciarsi contro e di nuovo il cavo è a terra.
Ricominciamo tutto da capo.
Siamo costretti a ripetere questa faticosa operazione più e più volte.
E intanto scende la notte. Una notte senza luna.
Lui si allontana per ricuperare le bestie disperse e così supera una collina scomparendo alla mia vista.
E’ buio fitto. Il buio mi sottrae ogni punto di riferimento. Sento soltanto gli animali sbuffare.
Di colpo mi cade addosso la stanchezza. I grossi stivali di gomma sono diventati piombo. I miei piedi sprofondano, inciampano nella terra da poco arata. Camminare mi diventa sempre più difficile e faticoso.

Chiamo Alejandro. Ma non può sentirmi. Questa oscurità immensa mi schiaccia. Mi sento piccola piccola, il cuore batte fortissimo, la gola si chiude. Gli unici suoni che percepisco mi giungono ostili.
Un senso di paura del tutto sconosciuto mi paralizza.
La vita intorno è scomparsa: sono sola in un mondo buio.
E poi… la sua voce.
Ritorniamo a casa. Fianco a fianco, accompagnati da migliaia di lucciole che sembrano essersi accese all’improvviso. Il cielo, senza la luce lunare, è ora punteggiato da milioni, miliardi di stelle vibranti, come non ho visto mai.
E là, in alto, nitida e bellissima splende ancora la Croce del Sud.

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