La settimana di… Paola Mimmi

Inauguriamo la nuova rubrica intitolata “La settimana di…” in compagnia della nostra autrice Paola Mimmi.

Paola, che scrive anche poesie che hanno ricevuto dei premi (N.d.R Urla nel silenzio, PRIMO PREMIO Marco POZZA 2013, sezione Poesie), ci ha raccontato che dopo aver lavorato per quasi 20 anni come contabile al Resto del Carlino, ambiente che le piaceva per l’odore della stampa e per la curiosità di vedere il lavoro dei giornalisti, ha deciso di licenziarsi per dedicarsi a tempo pieno alle sue due vere passioni: la famiglia e la scrittura.

da IL CORAGGIO E LA RAGIONE

Un cambio di vita all’insegna degli ideali… Sai come sarebbero stati presi in giro da parenti, amici, colleghi … « …a John ed a Elizabeth sono partite le rotelle, a cinquanta anni il loro cervello è andato completamente in tilt… ma come hanno fatto in un momento di crisi economica come questo a lasciare i loro redditizi impieghi?… » già immaginava questi discorsi e tante risate alle loro spalle.

Ma poi si ferma davanti allo specchio e pensa: «ma tu John cosa vuoi realmente? Vuoi continuare la vita che ti impone questa Società strega che, come quel gioco che si fa da piccoli, comanda un colore e tutti corrono all’impazzata per toccarlo, senza nessun senso, solo per non uscire da gioco o vuoi qualcosa di più?»

Si volta verso la finestra e guardando il plumbeo cielo londinese sussurra «voglio un’altra possibilità»

(Antipodes – 2014)

da UNA PERSONA PERBENE

E poi… la verità! Chi vuole più sapere la verità! In questo mondo che è diventato un grande bazar, conta solo la pubblicità, il commercio, i soldi, sia che si parli di un paio di mutande, di un dentifricio o di un medicinale. Allora anche un mondo, che dovrebbe essere preciso e attento come quello delle case farmaceutiche, è invece così superficiale e avido?

Mentre rispondeva a Mariagrazia, tutta la storia del Kaldol le si riproponeva nella mente, ed una grande nausea l’assaliva. Cominciò a domandarsi che diritto avesse lei, una umile chimica, di sconvolgere tutti questi strani “equilibri”. …

«Pensa ai fatti tuoi, occupati delle tue mansioni, Sofia, fai come fanno tutti i tuoi colleghi, basta!!» si era detta, cercando di convincere se stessa, ma poi una domanda si impose, come un uragano, nella sua mente tra questi pensieri, cancellandoli tutti in un sol colpo: «quanto vale la vita anche di un solo uomo?»

(Antipodes – 2016)

Quando, esattamente, ha iniziato a scrivere?

Mi sembra di scrivere da sempre perché amo tantissimo “buttare nero su bianco”, visto che solo così riesco ad esprime meglio i miei pensieri ed i miei sentimenti. Ho trovato proprio giorni fa un piccolo diario di poesie, che scrissi quando avevo 10 anni, quindi penso che è quella l’età che forse ho iniziato veramente a scrivere.

So che non ama definirsi una scrittrice, per quale motivo?

Io mi reputo una “persona che scrive” (spero bene), e questo perché per me non si può parlare di scrittore, ogni volta che una persona pubblica qualcosa e lo rende disponibile al pubblico. Si svaluta così tanto la parola “scrittore”, da renderla quasi poco importante. Un vero scrittore per me, deve avere scritto diversi libri e deve aver vinto anche diversi premi letterari importanti. Quindi penso che gli scrittori italiani, attualmente, siano davvero pochi.

I temi dei Suoi romanzi sono la deforestazione dell’Amazzonia e i loschi affari delle aziende farmaceutiche… come mai ha scelto questi temi?

Perché mi arrabbio terribilmente quando ascolto storie che parlano di Diritti dell’Uomo che vengono violentemente calpestati, come nel caso degli indigeni dell’Amazzonia. Ed ancora di più mi adiro quando vedo cosa si fa in nome del “Dio Denaro”. Si distruggono patrimoni immensi come le foreste dell’ Amazzonia e così ci si autodistrugge lentamente. Inoltre penso che in un “settore commerciale” (perché ormai di questo si tratta), come le Case Farmaceutiche non si possa essere così superficiali e avidi. Le Case Farmaceutiche si dovrebbero porre come obiettivo unico quello di fare stare bene i propri clienti, dovrebbe vedere il proprio lavoro come una missione, come dovrebbero fare i Dottori… e non pensare ai soldi.

In conclusione sono stanca di vedere come la “brutta storia” si ripete sempre, anzi peggiora ulteriormente. Purtroppo sono molto reali le parole che si leggono nella Bibbia nel libro di Ecclesiaste 8:9 «L’uomo ha dominato l’uomo a suo danno». E di questo ho voluto scrivere.

Definirebbe i Suoi romanzi “educativi” o di “denuncia”?

Con “Il coraggio e la ragione” ho voluto dare un messaggio d’incoraggiamento ai giovani, un messaggio positivo. Nulla è impossibile se si lotta per il bene di tutti con coraggio e buon senso. L’obiettivo che mi pongo con i miei libri e quello di dare qualcosa d’importante a chi mi legge, di cercare, nel mio piccolo, di educare. Con “Una persona perbene”, ho voluto denunciare questo ennesimo affare losco delle case farmaceutiche avvenuto negli anni ’80. Anche in questo romanzo con l’esempio di coraggio ed integrità della protagonista ho cercato di dare degli esempi buoni da seguire, in un mondo che sta sempre più andando alla deriva, soprattutto nei valori morali.

Secondo Lei, qual’è l’età del lettore ideale?

Non c’è per me un’età del lettore ideale. E’ importante che sin da bambini si legga. Ma leggere fa bene anche agli anziani. Alcuni studi hanno dimostrato che stimolare la mente con la lettura aiuta a prevenire o rallentare lo sviluppo di malattie come l’Alzheimer e la demenza senile.

Leggere aiuta inoltre ad immaginare, vorrei a tal proposito riportare queste  parole di Piero Angela «l’immaginazione è la qualità più tipicamente umana, quelle che consente di creare, inventare, capire. E’ la qualità che consente all’uomo di trovare un margine di libertà, di sfuggire, in parte, alla sua condizione di marionetta mossa da fili genetici ed ambientali».

Più che di lettore ideale io parlerei invece della «situazione ideale», quella in cui tutte le persone di qualunque età, leggano “valanghe” di libri. Purtroppo in Italia si legge pochissimo e si legge sempre meno, anche rispetto agli altri Paesi Europei.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che si accinge a scrivere il Suo primo libro?

Di essere sempre sé stessi. Di parlare di cose importanti. Di pensare a donare agli altri. Scrivere non è un atto di egoismo ma di estrema generosità.

Dare emozioni, sensazioni, pensieri, in cui i lettori si possano ritrovare e vedere nuove strade da percorrere, nuovi orizzonti.

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