La settimana di… Stefano Di Ubaldo

Oggi Stefano Di Ubaldo tratterà il tema del “residuo”. Buona domenica a tutti!

 

“Scrivere è per me un esercizio che può nascere da un nonnulla come da profondissime riflessioni. Eppure, non importa da dove inizi l’impulso e nemmeno che forma prenda; ciò che conta è ciò che trasporta e rilascia nel suo percorso. Per questo motivo, vorrei condividere in questa occasione una serie di piccole idee o bozze che ho raccolto da vari esercizi e su cui capita che ritorni per rilanciare nuovi sviluppi. Alcune sono semplici frasi, altre brevissime narrazioni, ma tutte insieme vogliono offrire un’istantanea della passione che mi motiva, delle schegge che schizzano dal ciocco mentre lo si intaglia e poi si conservano per varie ragioni: compostaggio, riciclo, souvenir di una limatura. Capita anche che, riguardandole bene, alcune di loro appaiano brillare di una propria interessante indipendenza e vengano elette, senza particolari resistenze della critica, opere compiute, in una sorta di rivalorizzazione del residuo, come si suol fare con gli avanzi di Natale.

A fare da capofila a questa parata, ho scelto un ennesima poesia tratta da “Verso un forse”, che gioca un po’ sul rapporto tra ciò che si ottiene e ciò che rimane.

 

UNA PROVVISTA E UN GRANELLO DI SABBIA

 

C’è chi conta

a partire da ciò che ha

e chi lo fa

a partire da ciò che gli manca.

Incontrare una nuova persona

significa conoscerne una in più

o averne una in meno da conoscere?

 

IL MINATORE

 

C’era una volta un minatore che scavava alla ricerca di pietre preziose. Quando ne trovava una, la ripuliva per bene, risaliva in superficie e si metteva a camminare per le strade per donarla a un passante. Bastava che una persona incrociasse il suo sguardo, che lui subito le si avvicinava, le prendeva una mano e vi depositava la pietra. Quindi diceva: “Fai in modo che questo splendore torni a illuminare le profondità da cui si è formato.” Non tutti reagivano allo stesso modo a queste parole. Alcuni restituivano la pietra, pensando fosse uno scherzo. Altri la intascavano, pensando a venderla presto. Altri ancora la accettavano volentieri, pensando di farne un portafortuna. Capitava però anche qualcuno che intuiva un altro messaggio in quel dono insperato, immaginando di diventare un minatore e fare in modo che altre persone ricevessero un giorno una pietra e svelassero il tesoro che si portavano dentro senza saperlo.

 

 

I desideri allo specchio
fanno dire di sé
le peggiori calunnie

 

 

– Cosa vuoi fare da grande?

– Il bambino.

– Non vorrei deluderti, ma non penso sia possibile.

– Come no?! Voi adulti dite sempre che siamo fortunati a non sapere certe cose, a poterci godere il tempo giocando, a divertirci con poco; date l’idea che la vita da adulti non sia poi così entusiasmante; per questo, se proprio dovessi scegliere, vorrei essere un “bambino da grande”.

– Per come parli, sembreresti più un “grande da bambino”.

– Beh, tu cosa volevi fare da bambino?

 

È vero, la palla è rotonda. Però è vero pure che, dopo una serie interminabile di sconfitte, un mezzo pensiero di diventare pallapiattista ti viene.

 

 

– Com’è che a volte penso a una cosa, ma poi ne dico tutt’altra?

– Sarà che ai tuoi neuroni piace giocare al telefono senza fili.

 

 

Vi dichiaro individuo e individuo

finché morte non vi ricongiunga.

 

 

È un modo come un altro di essere liberi, quello di fingersi prigionieri.

 

 

Il rogo per gli eretici di questo millennio è il silenzio.

 

 

È una simmetria

che genera una cop(p)ia

o viceversa?

 

 

Quanto a fondo serve andare per toccare l’infinito?

 

 

Un problema non esiste
se ancora lo vuoi vedere
come un altro sforzo inutile
di provare a cambiare le cose.

 

 

Esistono certe cose
così opposte
e così vicine,
che lo sforzo di distinguerle
si esaurisce nella ricerca

del nulla

 

Una frase di circostanza incrocia un luogo comune: “Com’è piccolo il mondo! Anche tu qui, sulla bocca di tutti?” E quello risponde: “Per forza! Sai quanta gente non sa cosa dirsi quando si incontra?”

 

 

UNO STRUMENTO DI PREVENZIONE

A causa della comprovata sprovvedutezza degli esseri umani, si sta valutando l’autorizzazione all’utilizzo di spray al presentimento, da vaporizzare sugli occhi, anche in autonomia, come misura preventiva per effetti indesiderati, apprendimento dall’esperienza e fiducia incondizionata.
Specialmente consigliato per persone istintive, lo spray assicura una considerevole riduzione dell’esposizione al rischio e al contatto umano. Tra i possibili effetti collaterali figurano la facilità al pregiudizio, la difficoltà ad uscire di casa e la tendenza ad un uniforme equilibrio di vita.
Benché possa sembrare opportuno, tenere lontano dalla portata dei bambini, ai quali occorre preservare il diritto di poter sbagliare.

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