La settimana di… Stefano di Ubaldo

Buongiorno e buon sabato a tutti i nostri lettori! Oggi Stefano di Ubaldo ci spiegherà l’importanza e il significato del gioco di parole all’interno della sua poesia

Una cosa che ho scoperto da quando ho iniziato a leggere e scrivere con una certa frequenza è che provo un certo piacere nella destrutturazione di parole e significati, come presupposto per costruirne di nuovi. Penso si tratti di una passione analoga a quella di diversi miei amici e conoscenti che dicono che, soprattutto da bambini, amavano smontare macchine e oggetti per indagarne il funzionamento e provare a riassemblarli (attività per la quale spesso le cose non tornano mai più come gli originali).

Questa mia forma di auto-intrattenimento alimenta e sostiene la mia ricerca di letture e i miei esercizi scritti, che sfociano frequentemente in giochi, composizioni, rotture e inversioni di espressioni linguistiche e del loro significato. Condivido qui sotto alcuni esempi.

Il titolo della mia prima raccolta di poesie (Scorci su giochi di regole) vede presentate, a parti invertite, le componenti dell’espressione “le regole del gioco”, con l’intento di ribaltare la concezione di passivo rispetto che tale formula suole indicare di fronte alle norme.

Alcuni titoli di mie poesie hanno l’intento di condensare in un’unica parola diversi elementi e temi sviluppati dal testo. Alberinascite (all’interno di Da qui in avanti, un passo indietro), ad esempio, ha la duplice possibilità di frammentazione in Albe-rinascite o Alberi-nascite, Scrivivere (da Scorci su giochi di regole) cerca di esprimere l’idea di esistere come un riempimento di pagine, Asterìschiodi (in Verso un forse) compatta asterischi, rischio e chiodi in un’immagine di correzione (si usano gli asterischi per gli errori di battitura) all’interno di mostre di concezioni mentali (appese come quadri nella nostra memoria) e dell’instabilità che potrebbe comportare (la componente di rischio).

Per completare questa lista di esempi, riporto qui sotto un paio di poesie tratte da Verso un forse dove ho voluto esprimere alcuni giochi di parole e idee. Nello specifico, si tratta di candele e uova.

 

LUCE PASSIVA

 

Certi giorni

mi piacerebbe uscire di casa

con un pacco di candele in tasca,

di quelle da chiesa,

che proteggono le preghiere.

E alla pausa sigaretta

di una qualunque serata tra amici,

avere anch’io un motivo

per chiedere nel bisogno:

“Scusa, ce l’hai un accendino?”

Procedere all’innesco,

ringraziare con sorriso

e godermi un momento di libertà,

mentre fornisco il mio contributo

di luce passiva

all’aria che respiro,

tra una chiacchiera e l’altra.Verso un forse

 

 

ESTRATTO DA UN INTERROGATORIO AD UN UOVO

 

“Sei un caso da strapazzo!

Ti toccherebbe la camicia di forza

se la tua scorza

non fosse tanto fragile!

Forse l’albume dei tuoi ricordi

ti tormenta,

come una pagliuzza nell’occhio

o una mosca intorno a un bue,

ma per tua sfortuna,

non sono una pollastrella nata ieri

e intuisco che qualcosa ti cova!

E non venirmi a dire

che prendo per assodato

di essere sempre un passo avanti a te!

Qui non è importante chi venga prima!

Ciò che mi preme verificare

è che tu non abbia in serbo sorprese!

So che è difficile trovarti dei difetti,

a parte pochi peli!

Tuttavia inizio a pensare

che tu sia marcio dentro

e non ti importi un bel nulla

di fare una frittata della tua vita!

Di certo è meglio

averti qui oggi,

piuttosto che sapere

di poterti prendere un domani!

Chissà quante malefatte

progetta ogni secondo la tua Testa

e quante ne abbiamo sventate

con la tua cottura,

rompendo nel tuo paniere

gentaglia della tua foggia!

E sappi che non me la bevo

questa tua messinscena

di sembrare sbattuto,

come se tu non abbia mai visto

dischiudersi la luce

in fondo a un tunnel.

Ma forse sto parlando troppo

e tu non mi stai nemmeno a sentire.

Piuttosto, hai qualcosa da dire in tua difesa?”

“Soltanto una cosa:

se tu urli, io tuorlo!”

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