La settimana di… Swonild Ilenia Genovese

 

Buongiorno e benvenuti al mercoledì di Swonild che oggi ci intratterrà con un altro brano ed una bellissima illustrazione tratta da K-12 La memoria del mondo

 

Era trascorso poco più di un mese da quando avevo annunciato ai miei familiari di avere manifestato i primi sintomi della malattia.

Le reazioni erano state inizialmente di disperazione. C’erano state lacrime, pianti ed intense manifestazioni di rabbia soprattutto da parte di mio figlio ma con il trascorrere delle settimane persino Skyrim era stato costretto a farsene una ragione, tanto più che purtroppo le statistiche giornaliere annunciavano giorno dopo giorno che molte altre persone della mia età iniziavano a manifestare i primi sintomi. Non era una consolazione, questo no, quanto piuttosto una triste conferma di quello che in passato avevamo temuto di più: il protettore non sembrava funzionare una volta raggiunto e superato il valore soglia dell’attivatore.K 12.jpg

Ormai speravamo tutti in un miracolo ma bastava guardare nel profondo degli occhi dei nostri K-12A per renderci conto che quel miracolo non poteva accadere. Almeno non a breve. La cura non si trovava. Chissà, forse un giorno gli androidi sarebbero davvero riusciti a purgare il mondo dal Prion7 e a fare rinascere l’umanità clonandoci per mezzo delle nostre cellule conservate nelle banche dati e tramite gli embrioni che molte coppie desiderose di avere un figlio avevano fatto congelare dopo avere scoperto in quali condizioni versava l’umanità, ma quel momento non sarebbe arrivato a breve.
Intanto ci trascinavamo tutti nell’attesa che i sintomi si manifestassero o, per quelli come me che li avevano già manifestati, che peggiorassero.

Mark aveva fatto un suo calcolo e stabilito, basandosi sui miei desideri e sulle condizioni di vita che reputavo accettabili e su quelle che invece per me non lo erano, quando sarebbe stato il momento giusto per scegliere l’eutanasia. Basandosi sui miei parametri vitali forniti dalla cabina scanner, Mark avrebbe saputo quando fosse venuto il momento per la mia terminazione. Avevamo deciso che sarebbe stato lui a comunicarmelo e non Alfonso.

mark in riva al lago.jpg

Questa illustrazione, realizzata con tecnica mista, s’intitola “Mark in riva al lago” e rappresenta una scena d’intimità narrata all’interno del racconto, immagine che riassume il rapporto profondo creatosi tra uomo ed androide in questa mia costruzione fantastica.

La stima di quanto tempo ancora mi restava prima che la degenerazione colpisse le facoltà cognitive era purtroppo impossibile da ottenere con precisione e non poteva essere prevista nel lungo termine. Ogni giorno le mie condizioni di salute potevano cambiare. Solo analizzando giorno dopo giorno il mio stato neurologico si poteva capire come in me la malattia prionica stesse procedendo. Per ognuno di noi il decorso era infatti diverso.
C’erano decorsi più rapidi e decorsi più lunghi, decorsi in cui veniva colpito subito il sistema motorio e poi distrutto il sistema cognitivo, e viceversa… Neanche Alfonso e Mark potevano prevedere come si sarebbe evoluto in me il percorso degenerativo. Al momento, dopo quasi un mese, le ultime tre dita del mio piede erano quelle che continuavano a manifestare un effetto della malattia, affette da tremori continui ed impossibili da far cessare. Fortunatamente non c’erano state altre parti colpite dai tremori. Questa per me era già una buona notizia.
A dire la verità già questo piccolo handicap spesso mi sembrava intollerabile e non ero certa di quanto altro avrei potuto sopportare…
Quando guardavo il mio piede nudo e le sue ultime tre dita tremare come una foglia al vento e nonostante tutta la mia volontà di farle smettere loro non si fermavano, una rabbia violenta mi portava a manifestare accessi d’ira incontrollabili. In quei momenti mi sembrava di impazzire. Quella malattia era la più terribile delle ingiustizie. Odiavo il Prion7 ma soprattutto odiavo il fatto che fossimo noi ad essere puniti per gli errori che l’umanità aveva fatto in passato. Quel maledetto prione era il figlio di un’era sporca, inquinata e dominata dalla bestialità umana. Avevamo sconfitto tutto questo, il nostro ora era un mondo bellissimo, pulito, felice, eppure eravamo noi a dover subire le conseguenze di quegli errori passati.

 

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