La settimana di… Gilberto Landolina


Distopie e ucronie

Chi ha paura del futuro cattivo?

 di Gilberto Landolina di Rigilifi

Vorrei spezzare un giavellotto spaziale a favore della fantascienza!

Si tratta di un genere che in Italia gode di uno spazio editoriale molto ridotto a causa, forse, dell’immaginario collettivo ancora troppo spesso legato a quell’idea dei robottoni metallici anni 30 con le tenaglie da carpentiere al posto delle mani e una grossa testa piena di cavi elettrici. Eppure parliamo di un genere vivo e sempre attuale, che cresce insieme alla cultura contemporanea e che da essa trae spunto per proiettarsi “un po’ più in là”.

Per spiegare bene il mio punto di vista non posso tralasciare di citare un autore che sicuramente non viene annoverato tra i fantascientisti: Conan Doyle. Egli descriveva il suo investigatore intento a trovare indizi con la lente d’ingrandimento mentre i giallisti moderni dotano i loro pupilli di ogni qual si voglia aggeggio tecnologico. Bene anche per la fantascienza è così; solo che mentre nei primi del novecento i grandi pionieri del genere immaginavano il nostro attuale presente, noi congetturiamo circa quello che potrebbe essere dei nostri pronipoti.

Si tratta sicuramente di un genere che lascia libera la fantasia pur costringendo lo scrittore al rispettare le regole derivanti dal mondo che costruirà, onde dare credibilità e spessore all’opera.

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Il bacio nell’infinito di Vitale Virga

Naturalmente è probabilissimo trovare alieni, androidi ed invenzioni astruse all’interno dei racconti; quasi mai però sono fini a sé stessi bensì utili per descrivere comportamenti o lacune dell’attuale società, scorporandoli dal presente.

L’alieno simboleggia senza troppo sforzo di immaginazione il “diverso” che può essere sia invasore che portatore di nuove prospettive. L’androide richiama il mito del superuomo, ricco di qualità ma spesse volte afflitto da difetti, quasi sempre derivanti dalla matrice umana della sua creazione. Le invenzioni infine sono sempre la voglia spasmodica di trovare rapidamente la soluzione o la genesi di un problema a patto di cadere nel regno dell’immaginario.

Un racconto di fantascienza difficilmente prende il lettore per mano conducendolo dentro la storia come farebbe una maestra con la giovane scolaresca. È selvatico, diretto. Si presenta crudo agli occhi che vorranno seguirlo, tracciando delle linee sottili che pure saranno i cardini dentro i quali si svolgerà la storia. Impossibile leggerlo senza tenere acceso quel fantasmagorico generatore di immagini che è il cervello umano; è lui il vero complice della lettura, se non si ha intenzione di usarlo al massimo esasperandone le prestazioni allora è più congeniale cambiare completamente genere, ma solo in quel caso!

Anche se non in modo esclusivo, la fantascienza detiene tra le sue sottocategorie due filoni di narrazione che meritano già in sé un ragionamento a parte e mi riferisco all’ucronia ed alla distopia.

La prima, l’ucronia, è quella che fa più paura, visto che tratta argomenti socio politici realistici ma pur sempre ipotetici. E qui mi piace sempre pensare che probabilmente se uno scrittore di ucronie avesse raccontato ai nativi americani che l’uomo bianco avrebbe un giorno distrutto la loro civiltà, essi si sarebbero fatti una grossa risata. L’ucronia è ciò che non è accaduto, ma non si può mai dire, visto che la storia è scritta dai vincitori. Magari viviamo già nella peggiore delle ucronie possibili e non lo sappiamo!

La seconda invece, la distopia, si lega pressoché indissolubilmente alla prima per via del fatto che quasi sempre i racconti ucronici sfociano in un futuro non auspicabile pieno di ingiustizie ed orrori cioè per l’appunto, distopico. Se la storia ci insegna cosa è stato, questi due generi mescolati insieme spesso ci ammaestrano cosa sarebbe potuto essere o nel peggiore dei casi su cosa abbia in serbo per noi il futuro. Mai abbassare la guardia!

Grandi autori del passato, usando la loro lungimiranza, hanno dipinto i nostri giorni come se li avessero vissuti raccogliendoli in numerosissimi racconti cui soprattutto la settima arte deve metri e metri di pellicola. Potrei snocciolare nomi e titoli come se piovesse, ma non è questo il mio scopo. Quello che vorrei ottenere con queste poche righe è di riuscire ad invogliare i lettori al concedere un’occasione al genere poiché garantisco che vi troveranno dentro molto più di quello che si aspettano.

 

 

 

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