La settimana di… Gilberto Landolina

Brano tratto da: “Benvenuti a Delfinia” capitombolo 6 – Delfinia e i suoi derivati

Caro Raimondo, tengo molto a iniziare il racconto degli aneddoti con un classico sempreverde quale l’inefficienza del comune dell’isola. Come dici? Ti sei già annoiato?

No, tranquillo, non si tratta di fascicoli o maleducazione ma di una genuina quanto cruenta lotta tra Delfinia, isola in provincia di Forati giù in Remotia e nientepopodimeno che il Ministero dei trasporti della Repubblica Italiana.

Quando all’epoca chiesi, purtroppo, la residenza sullo scoglio malefico consegnai agli assonnati impiegati comunali una pila di scartoffie che ebbi l’impressione gli servissero più per rompermi le scatole che non per trasferire realmente il mio domicilio. Tra questi incartamenti vi erano anche la mia patente e il libretto della mia utilitaria rossa. Fin qui tu ti chiederai cosa possa mai essere andato storto; ma stiamo parlando di Delfinia Raimondo, porta attenzione: se lì una cosa può andare storta, fidati perché lo farà.

«Questa è la ricevuta inerente al veicolo» mi aveva detto l’impiegato quando mi confermò la residenza «il Ministero dei trasporti non manda più nessun aggiornamento a casa quindi non deve fare altro, a loro risulterà il trasferimento.»

Così per i primi tempi di prigionia volontaria marciai sulle strade delfiniote sicuro di aver fatto tutto quello che c’era da fare in caso di cambio di residenza, fino a quando non mi accorsi che l’assicurazione sulla mia piccolina scarlatta stava per scadere. Era giunto per me il momento di entrare in quell’ufficio che tenevo d’occhio da un po’: ‘Assunta Icura: disbrigo pratiche automobilistiche’.

Saluti, anticamera infinito e finalmente la signora Icura mi invitò ad entrare. Si trattava di una Delfiniota atipica per le mie conoscenze in quanto parlava fluentemente italiano e sembrava muoversi con sicurezza dentro il suo mestiere che un tempo era stato anche il mio, insomma un’ottima botta di culo.

«Lei quindi è residente a Delfinia giusto? Glielo chiedo solamente perché dalla documentazione non si evince.»

«Si signora, ho svolto tutte le procedure in comune» mi sentivo sicuro, per una volta ero certo di aver fatto i compiti a casa.

«Mi detta il suo numero di targa» l’assicuratrice si era accigliata, pessimo segno: dettai.

«Dai dati per PRA risulta che lei abita a Bologna.»

“Certo si, se è un sogno però non svegliatemi.”

«Mi sono trasferito da molti mesi oramai.»

«Ed è stato al comune?»

“No signora la prego, lei mi pareva un tipo in gamba, non inizi col chiedermi il colore del cavallo bianco di Napoleone.”

«I gendarmi sono venuti da lei per i controlli di rito?»

“La stiamo perdendo, la stiamo perdendo, libera, libera!”

«Allora qualcosa non è andato per il verso giusto… »Benvenuti a Delfinia

“Si, tanto tempo fa però, nello studio del suggellatore P. Agliaccio”

« …Vede così come stanno le cose io non posso assicurarla, sia perché i dati sono mendaci sia perché dovrei farle un prezzo più alto del normale.»

“Se fosse solo per quello le direi di fare pure, oramai sono così avvezzo ai salassi.”

«Vada in comune e chieda informazioni a loro, tanto abbiamo ancora venti giorni di tempo prima della scadenza.»

Il mio incubo ricorrente si era materializzato: il municipio!

«Buongiorno, mi chiamo Punti, ho un problema con la residenza, posso parlare con lei?»

Purtroppo in sorte mi era toccato l’impiegato che non conosceva l’alfabeto e devo dire che non lo trovai affatto utile. Cominciarono le domande idiote tipo se fossi residente a Delfinia e se fosse venuta la Scerifferia per il controllo. Mi sentivo come un maestro di scacchi russo che provasse a fare una partita decisiva contro uno scoiattolo ubriaco di Nocino.

«Meglio che vada a parlare con il capoufficio allora.»

“Molto meglio, già.”

«Torni domani!»

«Oggi è troppo impegnato?» più che stizzito ero davvero stanco e avevamo appena incominciato.

«Non c’è» rispose più secco del Sahara.

Fu sera e fu mattino: l’indomani mi presentai come da consiglio allo stesso sportello, per trovarmi davanti il medesimo impiegato sonnacchioso.

«Non è tornato.»

«Si ma ho davvero bisogno di sistemare questa faccenda, ho premura!»

«Ma che urgenza può mai avere mi scusi se le chiedo.»

«Tra meno di venti giorni mi scade l’assicurazione dell’auto e non posso rinnovarla se prima non regolarizzo il mio trasferimento.»

«Venti giorni?» mi guardò allibito «ma stia tranquillo di qua a venti giorni sistemiamo tutto.»

Aveva ragione Max, il soprannome di Petronio Punti-glioso non me lo avrebbe levato neppure una bolla Papale.

«Torni domani» arido come la roccia.

Fu sera e fu mattino; mi presentai nuovamente all’ufficio anagrafe armato solamente dei miei capelli ritti in testa e di tante speranze tradite.

«È tornato, ma non saprei se può esserle utile, è sommerso di lavoro.»

“Capita si accumuli quando si scompare dal proprio impiego, che sfiga… ”

«Torni domani» non fece in tempo ad inaridire quando io, fottendomene del suo consiglio, mi infilai prepotentemente nella stanza di fianco, dove sapevo essere il famigerato capoufficio. Entrando vidi il potente uomo occhialuto scrutarmi con severità da dietro la scrivania, per una volta non ebbi timore della famosa arroganza Delfiniota; io lo sarei stato di più.

«Ho poco tempo e devo regolarizzare dei documenti, sono tre giorni che vengo al comune.»

Lui continuò a guardarmi fermo come una statua, impietrito in un orribile sguardo d’ira, ma la mia entrata ad effetto aveva colpito, la sua voglia di cazziarmi fu prontamente soppressa dal timore di avere davanti un uomo troppo stanco e poco incline ad un ‘torni domani’.

Dopo il rapido quanto fastidioso interrogatorio su chi fossi e da dove venissi mi invitò a porgergli un documento con la stessa gentilezza con cui un pescatore sfila l’amo dalla bocca di un pesce.

«Quando si è trasferito, le abbiamo dato un modello di accettazione per il suo automezzo?»

«No.»

«Impossibile.»

“Allora non era prosciutto quello che ho messo nel pane, erano documenti!”

«Ma non è un problema, mi prendo un appunto e faccio cercare la sua pratica.»

Non ricevendo altri input rimasi fermo davanti la scrivania come un merluzzo disseccato.

«Che vuole ancora?» stavolta l’arroganza fece pesantemente capolino.

«Prego?»Petronio Giovedì

«Le ho detto che ho preso un appunto, può tornare domani» il suo tono di voce si stava desertificando.

«Non sapevo che le due cose fossero collegate in automatico, mi scusi» un cazzotto in bocca sarebbe valso più di un saluto cordiale, ma a quei tempi non ero tipo da commettere una tale porcata.

Fu sera e fu mattino; feci colazione con la camomilla e tornai nella fucina delle cazzate venendo accolto dall’impiegato sonnolento:

«Non c’è il capoufficio.»

“Spero sia perché si trova in ospedale vittima di una grandinata di legnate.”

«Torni lunedì.»

La logica del suo discorso era ovviamente inattaccabile dal momento che eravamo già arrivati al venerdì e che di weekend gli uffici sono chiusi. Altro che giorni che scorrono lentamente, a forza di prenderla in saccoccia il tempo era volato.

Il settimo giorno mi riposai (come se gli altri mi fossi stancato a lavorare) per arrivare fresco e rilassato il lunedì mattina all’apertura degli sportelli municipali.

«Signor Punti, abbiamo tutto» il capoufficio c’era ed aveva sistemato le carte, incredibile «lei risulta residente qui. Qual è il problema?»

«Il problema è che per il Ministero dei trasporti io sono serenamente un cittadino bolognese.» si accigliò.

«E questo chi glie lo ha detto?»

“Uno con un Martini agitato e non mescolato in mano qui fuori, elegante, mi pare si chiamasse Bond.”

«Impossibile, abbiamo trasmesso tutti i suoi dati al Ministero. comunque per sicurezza li ritrasmettiamo, così la tiro fuori dai guai. Tra due giorni potrà già fare l’assicurazione.»

Giusto cielo Raimondo, ce l’avevo fatta. Mi sentii davvero riuscito. Alle volte però dimenticavo dove mi trovassi.

«Buongiorno signora Icura, ho risolto tutto al comune. Hanno ritrasmesso i documenti a Roma.»

L’assicuratrice sorrise e inserì alcuni dati nel computer. Solo dopo trasformò il sorriso in una smorfia.

«Bologna! Mi spiace signor Punti, ma per il PRA lei risulta ancora abitante di Bologna.»

«Ma come è possibile?»

«Con chi ha parlato al comune? Con Gianni?»

«Non lo so; è il capoufficio dell’anagrafe.»

«Gianni allora: lo conosco. Lei deve tornare in comune da lui e dica che la manda Assuntina dall’assicurazione e che a Roma non è arrivato niente.»

Sai una cosa Raimondo? Potrei evitarti tutta la trafila che seguì, a patto che tu ti immedesimi in me e provi per almeno un intero minuto a capire quanto avessi le palle fracassate da quella situazione e quanto avrei voluto sbattere i pugni su qualche tavolo. Il signor Gianni disse che era tutta colpa di Assuntina che non sapeva fare il suo lavoro, di contro Assuntina mi fece telefonare al PRA dove venni a scoprire dalla viva voce dell’impiegata che secondo la sua modesta opinione il comune era gestito da incompetenti.

Allora vi tornai sempre più incazzato per sentirmi ripetere che loro non potevano fare altro e che toccava al PRA sistemare la mia situazione. Assuntina vedendomi nevrotico mi rassicurò telefonando lei stessa al Ministero e sentendosi dire le stesse cose che avevano detto a me. Furono sere e furono mattine e io davvero non sapevo più con chi incazzarmi. Mancavano due giorni alla scadenza della mia polizza e l’unica cosa intelligente che riuscivo a pensare era il modo in cui poter minare le fondamenta del municipio per farlo esplodere come un novello Guy Fawkes.

Per una storia del genere so che tu adesso ti aspetti un finale epico, ma non ci fu Raimondo. Io dovevo pur poter usare l’auto e l’unico modo per farlo era quello di usare il linguaggio universale dello scoglio malefico cioè scucire denaro. Una cifra immonda e poche ore di attesa mi fecero arrivare il tanto sospirato cambio di residenza sul libretto del veicolo, tramite una sempre più imbarazzata signora Assuntina che per il vero le provò tutte prima di propormi l’esborso.

Questo è il primo dei miei aneddoti su come ho vissuto l’isola. Ancora amico mio è presto perché possa tu capire fino in fondo cos’era Delfinia, ma ascoltami, vibra insieme alle mie parole, il viaggio è appena incominciato.

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