La settimana di… Gianmarco Dosselli

Bentrovati! Questo venerdì l’autore Gianmarco Dosselli ci parla del romanzo “Più che tarati!”:

“Il libro “Più che tarati!” è il secondo edito da Antipodes. Il romanzo accumula la storia di sette fratelli anziani (due maschi e cinque femmine), tonti, svampiti, più ostinati che squinternati; personaggi immaginari “buttati” appositamente con la loro comicità travolgente da cui sgorga una fiumana di battute strampalate, bizzarre e (alcune) popolari. Già le prime pagine evidenziano le caratteristiche del suo sfrenato umorismo per toccare una comicità iperbolica, in bilico tra realtà e fantasia. Ogni capitolo sono pagine di avvenimenti concisi, accuratamente costellato di mezze spiegazioni e di indizi fuorvianti fino a ottenere un effetto sorprendente che farebbe scattare, al lettore, la risata (anche a crepapelle). Le “avventure” dei fratelli sono ambientate ai giorni nostri. Ciascuno con la propria strana autocoscienza e la voglia di speculare; tutti esseri anti-filantropici. Le sorelle zitelle (ben quattro; tutte malaticce, prive di forza e di destrezza) unitesi nella convivenza in un appartamento fatiscente di un rione milanese e sentitesi “depredate” dallo Stato… decidono rapinare un ufficio postale! La più fortunata delle sorelle (andò in sposa a un conte siculo), non appena vedova all’età di 83 anni, decide creare sfarzi e cene nel suo bel castello siciliano del Monte Savarino, convocando ospiti importanti per presentar loro una nuova dentiera russa! Lo scapolo Ercole, direttore di un teatro veneto, subisce un processo tra la perdizione della Corte e le risate del pubblico, perché accusato di violenza carnale a una “sua” ballerina! Infine (con ambientazione a Brescia), il custode del cimitero Vantiniano, Nino, che dovrà vedersela brutta con il figlio maggiore, con le monellerie del minore e con uno stentato fidanzato della figlia. Vivaci episodi in ogni capitolo. Situazioni spesso irreali, non ipocrite, per una risata assicurata.”

Un estratto dal libro:

L’abito di seta rosa della contessa mostrava in tutta la sua grazia le curve (!) della sua bassa figura. I lisci capelli grigi, acconciati con semplicità in morbidi riccioli che ricadevano da un piccolo chignon, erano “quasi invasi” da forfora!Più che tarati

Il viso magro e tirato del professor Knappovoski, indurito dalle intemperie, s’increspò in un sorriso. Gli vibrarono i baffetti quando esclamò buffamente:

«Dentiera del secolo “knappo” all’avanguardia! Osso e gengive si modificheranno nel tempo con la vera superprotesi automatica! Sì, ho detto…»

Venne interrotto dal maggiordomo Battista, un ex ufficiale di cavalleria scacciato dopo avere sedotto e “bidonata”, a quei tempi, la nipote di un arcivescovo. Il maggiordomo, or ora, era un uomo secolare, con tanto di bazza e capelli lendinosi. S’inciampò e cadde sul lungo tappeto-passerella, tentò di rialzarsi, ma la gotta non gli dava tregua. Si sistemò e prese ad annunziare:

«La signora Ambrosessi… Ambroseghetti… Scusate, mi sfugge: Ambrossetti.» balbettò. Il povero “antiquato” maggiordomo continuò la presentazione, incrociando il suo sguardo incredulo con il mento alzato in segno di riverenza. «Gli invalidi signori del… ehm, scusate!» disse, arrossendosi tra mille imbarazzi suoi e dei convenuti. «Mi correggo: i signori frequentanti l’Istituto fisioterapeutico O.P.V.N., mister Denti, Linguetti, Corvi e Dusi.»

I sindaci restarono sbigottiti e si confabularono chiedendosi se era la “cena delle beffe” o da ricoverati psicopatici! I quattro signori dell’ O.P.V.N. avevano diverse andature patologiche, che si presentavano con maggiore difficoltà; il signor Denti, il più giovane del gruppo, sulla settantina, soffriva di andatura anserina: per mantenere l’equilibrio, portava avanti il bacino e indietro le spalle; il signor Linguetti, gay di natura, calvo e rugoso, soffriva di andatura falciante: caratteristica degli emiplegici, che circumducono l’arto inferiore iperesteso; il signor Corvi, canuto e camuso, era malato di andatura tabetica: la sua gamba destra, in estensione veniva sollevata e lanciata in avanti, per poi ricadere battendo il calcagno sul pavimento; infine, il mezzo scorbutico signor Dusi, il più vecchio del gruppo, sofferente di andatura cerebellare: titubante come quella dell’ubriaco, a zig zag ad arti divaricati.

«Oh, molto bene! I miei ospiti preziosi; ma come siete atletici, stasera!» elogiò loro, la padrona di casa.

Proprio l’ultimo, ossia il signor Dusi, pose tra le mani della contessa un enorme omaggio floreale: trentasei rose rosse!

«Lodevole pensierino, amici miei!» si commosse la contessa.

«Noi, ci sappiamo fare! Ogni donna che ci invita a tavola la rendiamo regina dei fiori!»

«Grazie Dusi! Grazie anche a voi tre, cari amici! Oh, che profumo! Un bel regalo per la mia vedovanza. Le rose sono creature floreali che dai petali inondano profumo così inebriante che… » e sfornò cento “bla bla bla” su quanto concerne le rose.

Gli ospiti, tutti, si chiesero per quanto tempo continuava ella con quel ciarlare che non interessava a nessuno. Dopo nove minuti, finalmente ella arrivò alla conclusione:

«Ed ora le deposito subito nel vaso colmo d’acqua!»

«Non necessitano. Sono plastificate. Il profumo è artificiale.» precisò il signor Dusi.

 

 

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