La settimana di… Gianmarco Dosselli

Oggi l’autore Gianmarco Dosselli presenta ai nostri lettori “Le terre di Sirio”

 

Verolanuova (Bs), paese scelto per rappresentare l’inizio di una strabiliante avventura nel fantastico, coinvolgendo un personaggio abbastanza reale del luogo: il teologo Michele. In un castello della Bassa padana è conservata la “Damaz”, un’arma del XVII secolo, notoriamente e potenzialmente distruttiva, appartenente a una civiltà non terrestre, che vive segregata nelle profonde viscere della Terra: (Regno di Danizia, Terra dell’Est)) e messa in salvo dalle ferocie del popolo nemico (anch’esso nel sottosuolo: Regno dei Tarnon, Terra del Nord) al comando del perfido re Admoz. In realtà, la “Damaz” è un’arma fulminea destinata al futuro erede del Bene e atta ad eliminare l’intera massa maligna in un amen. Quasi quattrocento anni dopo, ai nostri giorni, un emissario del Bene, su incarico di re Sarnis, “riappare” in superficie per recuperare l’arma in quanto l’erede-salvatore è già nato: questi è il principe Shan. Ma la profezia daniziana esige la presenza di un terrestre perché portasse l’arma con sé e che questa potesse giungere al palazzo ingioiellato del re buono. Viene scelto Michele, un giovane teologo che, poi, accetta dopo vari suoi tentennamenti e proteste per la scelta ricaduta su di lui. L’avventura del teologo, in un fantastico mondo sotterraneo, è colma di infiniti pericoli, attentati alla sua persona, imboscate e incontri con volatili mostruosi e macabri velivoli inimmaginabili. Malauguratamente, Michele cade in una imboscata nella quale la “Damaz” viene sequestrata dai brutali nemici. Ma egli non si dà per vinto. Studia strategie e si butta in azioni belligeranti, a volte intromettendosi in incognito tra i torvi esseri di Tarnon. Nell’impari lotta, il teologo ha compagni validi alleati. A rischio della propria vita, Michele arriva nel suo intento: recupera la “Damaz” consegnandola, senza altri intoppi, al giovane erede di Danizia. Inaspettatamente, la guerra tra il Bene e il Male viene suddivisa in due luoghi: dapprima, sulla superficie terrestre tra Michele e l’alleato principe Shan contro re Admoz; infine, quella conclusiva, nel sottosuolo terrestre contro la malefica forza degli Dei Venerati e di alcune presenze mostruose.”

 

Un estratto dal libro:

(…) Un lacchè in livrea apriva la porta della Sala del Re. Con l’aria di un ambasciatore a Corte presentò Michele davanti una schiera interminabili di nobili daniziani e di “signore” che erano tutte affabili perché questo voleva l’etichetta per un eroe.
Davanti al trono di re Sarnis, Michele depose la “Damaz”. Un interminabile applauso s’elevò nel salone. Un gruppo di paggi lo onorarono cantando filastrocche.Le Terre di Sirio

All’ultimo stadio della reggia v’era qualcosa del classico garden-party. Per Michele era una inutile perdita di tempo; bisognava reagire subito per fermare re Admoz. Emise un sospiro di sollievo  e una breve preghiera di ringraziamento quando vide l’onorabile ingresso del principino e di otto dignitari così diversi tra loro per tanti aspetti. L’atmosfera della festa cortigiana era calda e luminosa e il buffet era soffuso di una morbida luce che emanava da lampadine schermate e messe negli angoli più impensati. Il Gran Ciambellano annunziò, eccitato, il momento della resa dell’esercito delle Terre del Nord.

Dei servitori presero a “sciogliere” il desco, e del garden-party più nessuna firma riconoscibile. La cupola della reggia, di grossa dimensione, possedeva un rosone centrale costituito da stecche d’acciaio, apribili. Dal rosone scese una protezione impermeabile, dotato di membrane polietilene; essa andò a collocarsi il pavimento sottostante. Una volta posizionata uno sportello invisibile concesse l’ingresso interno al solo erede designato dal  profeta Sungrad.; con sé la “Damaz” che rimase a galla nell’aria. Spettacolo di tipo onirico per Michele.

Shan sollevò il braccio destro mostrando a tutti le sue dita trionfali. L’esile principe chiuse gli occhi, concentrando i propri desideri di quel potere del quale aveva tanto atteso il Regno di Danizia. Silenziosamente poggiò le dita sulle “finestrelle”. Istanti passarono, lunghi come ore. Dai fori laterali della “Damaz” esplosero accecanti bagliori che costrinsero i presenti a indietreggiare proteggendosi gli occhi. Le due linee di luce s’intrecciarono, indi formarono un cerchio traballante. Il cerchio crebbe. La luce più densa. All’improvviso una silenziosa esplosione, e della luce più niente! Re Sarnis, Michele, Zaas II e tutti altri restarono sgomenti davanti a quella insensata assenza del lampo VX7. Se n’era così andata la speranza trionfale che li aveva tutti stretti nella gioia solo pochi istanti prima. Tutti convinti, oramai: la salvezza non era più a portata di mano.

Re Sarnis pose lo sguardo indignato sulla “Damaz”.

«Maledetta invenzione! Il suo creatore ha fallito! Un incapace o ci ha buggerati! Potessi tornare indietro e mettergli il cappio intorno al collo!»

Michele restò trasognato. Già essendo in altra epoca, e non sua, era come si fosse inoltrato in un altro mondo più perfido, di un re furente con un che di pericoloso.

«Distruggete busti e dipinti con effigi di Sungrad e del creatore della “Damaz”: saranno banditi dal Regno.» replicò il re, aumentando la sua ira.Camminò, scoraggiato, mentre Michele lo seguiva di malumore, scuotendo la testa e disapprovando le sue decisioni Gli consigliò di ritentare, magari in altra sede più adeguata o attigua ai confini delle terre del Nord. “Tentare non nuoce”, gli rammentò un noto proverbio dei suoi avi. Re Sarnis rimuginò mentalmente la situazione; arrivò a dire che l’idea di Michele potrebbe essere la soluzione migliore per ridare fiducia alla “Damaz”.

 

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Articolo tratto dal quotidiano “Bresciaoggi”, a firma  di Elia Zuppelli

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