La settimana di… Gianmarco Dosselli

 

 

Buon mercoledì! In questo terzo appuntamento con Gianmarco Dosselli abbiamo il piacere di condividere un estratto dal romanzo “Ragazzo di paglia”:

(…) Dal Quattrocento la pieve di Corticelle, ovverosia Santa Maria della Formigola, contempla nella solitudine dell’ampia campagna contornata, in lontananza,  da pochi edifici rustici, e in prossimità della boscaglia “occupata” dallo scorrere della Mella. Affascinante pieve, amore di tanti fedeli del posto che li delizia con i tocchi delle campane. Splendido e amorevole interno dell’edificio: le tre raccolte e comuni navate, fluite da colonnati in mattoni con capitello a scudo che sorreggono archi quasi acuti.Ragazzo di paglia

Silenziosa e vuota quel pomeriggio di sabato tanto raccomandato da frate Antonio a Elio. Quasi incredulo e ammaliato, Elio percorse lemme lemme il tratto della navata centrale sino ad accostarsi all’immagine della Madonna con il Bambino tra un volo di angeli. L’immagine della Madonna è famosa per un miracolo accaduto nel 1625: fu vista miracolosamente aprire e chiudere gli occhi.

Nella pieve era un’esperienza inedita. Tutto gli appariva nuovo e importante e questo lo aiutava a non pensare le arroganze commesse, a cercare di allontanare da sé quell’apatia, quell’abulia e atarassia di sempre delle quali non era ancora riuscito a liberarsi completamente. Questo divagare nella pieve lo equiparava andar verso l’ignoto. Si inginocchiò al banco della seconda fila, lasciandosi alle spalle qualcosa che gli tornava continuamente su, come cibo mal digerito; era un modo di vivere il nuovo aspetto al quale non si sentiva del tutto preparato.

Uno sguardo al volto del Cristo crocifisso posto al presbiterio. Una preghiera personale: “Supplico a te, Signore, una delucidazione superiore in me, un rinnovo nell’intimo, un insegnamento a ritornare a Dio. Supplico il ritorno di Amanda nel mio cuore, del mio servizio leale, e rivolgo a Te questa preghiera proposta a me da frate Antonio.

Prelevò da tasca il quasi sgualcito santino del frate. Lesse: “O Signore, manda a noi il tuo Spirito perché illumini le nostre menti e le renda disponibili alla verità. Così sapremo ascoltare gli altri con attenzione, simpatia, fiducia e umiltà, e rispondere  con rispetto, con calma e sincerità. Ti preghiamo, fa’ che la divergenza di opinioni non intacchi la stima e l’amore vicendevoli.

Nel completo silenzio della chiesetta, Elio volse lo sguardo nel dintorno. Nessuna anima viva né un lieve rumore. Il suo cellulare indicava le ore sedici e dieci. Chiaramente a disagio si passò pensieroso una mano sul labbro inferiore. Tra l’amareggiato e lo stanco, sussurrò un innocuo: “Mio Signore, dov’è lei?”. Baciò un paio di volte il braccialetto della “fiducia”, aggiungendovisi un pensierino: “Fra’ Antonio, fa che lei sia qui.” Con le mani coprì gli occhi e chinò il capo alla base superiore della spalliera.

Quanti minuti in quella posa? Due, tre? Una mano sulla spalla di Elio… Un fantasma? Alzò il capo.

«Amanda!» esclamò, morbido come il burro.

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Articolo tratto dal settimanale “InManerbioWeek”, di Andrea Sciotti

 

Riusciva a stento a pronunciare il nome. E mentre le sussurrava con difficoltà, comprese, nella morsa che gli stringeva il cuore, di amarla e di volerla definitivamente. Le ciglia umide di pianto mentre abbozzava un sorriso, ed estrasse da tasca un fazzoletto stropicciato per  asciugare il volto rigato.

Lei, lieta di rivederlo. Glielo disse con voce poco più di un sussurro nominando fra’ Antonio. Elio, cingendole la vita con le braccia l’attirò a sé; lei un po’ sentitasi impacciata per la reazione del ragazzo in un luogo sacro, prese a fissarlo con tale innocenza e con amore così chiaro che lui ne fu commosso.

«Ti amo, Amanda! La tua presenza riempie da sola il mio mondo. Penso di essermelo meritato, questo incontro.»

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