La settimana di… Valeria Di Leo

Ancora un brano tratto da “Non ditelo alle viole”, uno dei momenti salienti del romanzo:

(…) Anni fa, è successo.
È successo, come sempre accade, quando meno me lo sarei aspettato.
Anni fa, è successo.
È successo, come sempre accade, quando meno me lo sarei aspettato.
Avevo deciso di andare a teatro.
Ero un profano dell’opera, ma davano la “Carmen”, di cui avevo sempre amato la celebre habanera.
Ero lì da solo.
Stavo per prendere posto in platea quando, alzando lo sguardo con noncuranza verso i palchi alla mia destra, li ho visti.
Ho visto quegli occhi neri.
Mi stavano fissando. Ma fissavano me?!…
Mi sono guardato intorno, ma era proprio con me che ce l’avevano.Non ditelo alle viole
Allora li ho fissati anch’io, di rimando.
Per un istante – distaccatosi dalla dimensione spazio-temporale che comunemente percepiamo – lo stagno di pece nel quale, mio malgrado, mi ero trovato invischiato, aveva cambiato il senso delle cose.
Prima che varcassi la soglia del teatro, il cielo si era mostrato carico di nubi plumbee.
Dentro quell’edificio avito, pur non potendo vedere fuori, sapevo che il temporale era già scoppiato.
L’aria era diventata all’improvviso carica di elettricità. La gente lì presente non era in grado di percepirla. Io sì.
Io e, forse, quel paio di occhi neri.
In quel momento, mi sono sentito pervaso da elettricità.
Io stesso ero elettricità.
Le luci erano ancora accese, ma era come se il viso al quale appartenevano si fosse allontanato e li avesse lasciati lì da soli ad aspettarlo: di quel volto, erano soltanto gli occhi che, al momento, percepivo.
Ho distolto lo sguardo. Non è da me, ma volevo capire sino a che punto si sarebbero spinti, così ho preso in mano il cellulare con il pretesto di spegnerlo.
Cellulare spento… Ho cercato quegli occhi.
C’erano ancora, più insolenti che mai.
Ho distolto nuovamente i miei. Cellulare nella tasca del cappotto…
Li ho cercati. Erano ancora là.
Ho preso posto. Ho dato un’occhiata all’orologio e… li ho cercati ancora, e ancora…
Non potevo evitarlo.
Che volevano?… Ho guardato da tutt’altra parte…
Mi sono rimesso in piedi per togliere il cappotto e poi di nuovo a sedere.
E li ho cercati un’altra volta, semplicemente perché avevo bisogno di sapere che non mi avevano già dimenticato, ma che c’erano ancora. Che volevano me.
Ed ho preso a fissarli, (deciso, stavolta, a non distogliere lo sguardo per primo), quando si è fatto buio in sala. E l’opera ha avuto inizio.

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