La settimana di… Antonio Soncina

Salutiamo e ringraziamo Antonio pubblicando un brano in cui viene analizzata la sua  attività di scrittura:

Nel mio primo testo, “Olio di mandorle amare”, ciascuna delle due protagoniste raccontava la storia dal proprio punto di vista, alternando eventi dell’età adulta e flashback fino all’adolescenza, ricostruendo reciproci sentimenti e incomprensioni.

In questo secondo lavoro, “Solo tre gradi di separazione”, lo scorrere del tempo è condiviso ma sono i piani spaziali a intersecarsi: ciascun personaggio vive nel suo mondo – dai centri di calcolo dell’Università di Ingegneria di Catania agli appartamenti occupati abusivamente nel quartiere di Librino – finché una serie di eventi intreccia le varie storie.

Ogni capitolo ha un protagonista differente per ambiente, vissuto e linguaggio, fornendo così una lettura dai riferimenti continuamente cangianti. La conclusione di un brano spinge (si spera) a proseguire il testo per ritrovare il percorso appena interrotto.

Contesti diversi richiedono linguaggi specifici. Il romanzo inizia descrivendo la routine di un camionista attraverso i codici usati nelle conversazioni tra radioamatori. Nel caso dell’ingegnere musicista, ho evidenziato il parallelismo tra definizioni insiemistiche e intervalli musicali (ho scritto quella parte nel periodo in cui leggevo “Goedel, Escher e Bach”, fonte di ispirazione per linguaggi e parallelismi vari). Al ragazzo più a suo agio in rete che nel mondo “fisico” ho affidato lo slang delle chat e dell’erotismo virtuale; la ragazza ex transessuale descrive le varie fasi del protocollo per la riassegnazione del sesso (per far questo, mi sono rivolto a Sophia Fucci, che ringrazio ancora). Del bullo che vive in un contesto degradato ho descritto il mix di aggressività e vittimismo: la violenza giustificata come reazione alle proprie vulnerabilità; cattivo ma con le sue ragioni, forse. Una voce simile ho dato alla madre di lui durante un monologo (rielaborato in seguito a un fatto di cronaca: una signora veniva intervistata a difesa del figlio che aveva aggredito un ragazzino “per scherzo”, provocandogli danni agli organi interni).IMG-20140815-WA0001

Sono qui presenti sia il bullismo fisico e violento che quello meno aggressivo ma comunque doloroso come l’alienazione della transessuale ai tempi della scuola. In termini di violenza, c’è anche quella domestica, che può essere psicologica quando è rivolta a far sentire isolati, non amati, incompresi, e anche economica quando priva una persona dell’accesso diretto ai mezzi di sostentamento.

Il mio precedente romanzo trattava del difficile rapporto tra un bambino e sua madre, invece in “Solo tre gradi di separazione” il tema comune ai vari personaggi è il rapporto paterno. Tutti i padri, in modi differenti, non capiscono il figlio (o la figlia): un’incomprensione che è assenza affettiva e che in alcuni casi si è resa fisica e definitiva, dunque irrisolvibile – una pesante eredità che però, in mancanza di maggiori identificazioni (non sempre possibili), può essere fonte di empatia verso chi ha sofferto simili privazioni.

Entrambi i romanzi sono stati scritti prevalentemente di notte sul mio portatile. Per il primo, avevo un’agendina dove annotare gli spunti che arrivavano durante la giornata, mentre per questo testo ho deciso di non appuntare nulla: le idee più valide sarebbero state anche quelle più facili da ricordare (si spera). Nonostante la musica più citata in “Solo tre gradi….” sia il jazz, la colonna sonora delle mie sessioni di scrittura è stata, come per il primo romanzo, “Awake” dei Dream Theater, un album dal tono cupo ed energico, adeguato al tono narrativo che cercavo e in particolare all’introspezione.”

 

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