La settimana di… Antonio Soncina

Buon martedì! Oggi proponiamo ai nostri lettori il prologo di “Solo tre gradi di separazione”

 

144 ORIZZONTALI

Saro Trovato cercava una voce notturna sul baracchino, per sottrarsi alla voce monocorde del suo Iveco e ai rettilinei di solitudine di fronte a sé. Lanciava una richiesta di CQ setacciando tutti i quaranta canali.
I dialoghi non erano molto rapidi: c’erano rumori di fondo (QRM), scariche di elettricità statica in caso di pessimo meteo (QRN), l’attesa del segnale libero per non sovrapporsi, il ritardo nella trasmissione che costringeva a delle pause prima e dopo le frasi, la necessità di scandire le parole – a Saro non importava: l’asfalto volgeva alle spalle, l’alba correggeva i caffè con irrazionale ottimismo, la destinazione si avvicinava e con essa il rientro. Le prime volte al microfono non sapeva bene cosa dire dopo «Brecco» ma era stato accolto da altri con lo stesso desiderio d’intrattenersi scambiando banali «Che si dice?» Ognuno di loro si identificava con un differente QRZ, un soprannome: Motozappa, Blue Jeans, Asso di Bastoni, Caronte. Saro era Over the top, come il titolo di quel film su un camionista e il suo delicato rapporto con il figlio. solo tre gradi di separazioneNessuno forniva indicazioni sulla propria identità, sulla frequenza radio dei 27 MHz si parlava con la bisarca di fronte, carica di auto ancora da immatricolare, oppure con un altro radioamatore nel raggio di una quindicina di chilometri. Saro aveva cominciato anni prima per resistere al sonno e alle proprie ansie di capofamiglia. Quella notte stava già pensando al ritorno a casa. Filippo e Roberto, i suoi figli di dodici e nove anni, avrebbero riconosciuto il suono della manovra di parcheggio, il calo di giri del motore, l’arresto e lo sbuffo finale, sarebbero corsi fuori per accoglierlo appena sceso dalla cabina. Gianna si sarebbe finta indaffarata nelle faccende domestiche, nascondendo il sollievo per il marito ancora tornato incolume. Lui avrebbe detto semplicemente: «Che mangiamo oggi?» oppure «Che si dice?» come al baracchino. Nonostante le ore accumulate sulla strada, Over the top avrebbe chiesto notizie sulla scuola ai bambini reticenti, raccomandando quindi: «A casa mia non voglio asini. Studiate!» A questo servono i padri, si diceva in quel momento alla guida. Con quei pensieri e lo sguardo della luna riflessa sul mare, avvenne l’incidente. Le mani di Saro non avrebbero più retto un volante ma dei manubri per impedire che l’accorciamento dei tendini gli conficcasse le unghie nei palmi. Saro era rimasto in centoquarantaquattro orizzontali cioè sdraiato nel letto numero due della stanza cinque al terzo piano del Cannizzaro, registrato come paziente n. 483/97, finché i familiari lo avevano portato a casa – prima quella abituale poi una molto differente.
Adesso, nel 2004, sette giorni sarebbero stati decisivi per le sorti di Saro Trovato e della sua famiglia.

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