La settimana di… Antonio Soncina

Buon lunedì! L’autore a cui dedichiamo questa settimana è Antonio Soncina, classe 1975, nato a Gela, città in cui ha anche ambientato il suo romanzo d’esordio, “Olio di mandorle amare” (ed. Officine Editoriali). Dopo aver vissuto per anni a Roma, si è trasferito in Veneto, dove vive tuttora.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Antonio in occasione del concorso “Trizzi di pinzeri”, indetto da Satyr e patrocinato da Antipodes, di cui è risultato vincitore col romanzo “Una semplice ragazza” poi ribattezzato  “Solo tre gradi di separazione”.  

Parliamo del titolo, puoi spiegarne il significato?

“Solo tre gradi di separazione” è un intreccio tra personaggi che vivono realtà distanti, un po’ come il film “Babel” di Innaritu; inoltre vengono citate le teorie del mondo piccolo, del numero di Kevin Bacon e dei sei gradi di separazione; di conseguenza, pensavo a una copertina che riassumesse questi concetti, la Antipodes ha apprezzato l’idea e ha suggerito di adeguare il titolo. “Gradi di separazione” è un’espressione già usata, al cinema e nella musica pop (era da poco uscito il singolo della Michielin), probabilmente la preferenza della casa editrice è stata rivolta, oltre che a esplicitare una caratteristica della storia, a rendere “orecchiabile” il titolo. 20140101_171956

I tuoi romanzi sono entrambi ambientati in Sicilia (Gela il primo, Catania il secondo), è una casualità o l’isola svolge un suo ruolo ai fini della trama?

Mi sembra naturale usare come sfondo delle mie storie la Sicilia, ci sono nato e ho vissuto in diverse città fino ai trent’anni. L’isola dà una connotazione geografica, linguistica ma soprattutto culturale – intesa come tradizioni, apertura mentale e così via, dalla festa del patrono fino al pranzo della domenica. Come autore, mi interessano i lati oscuri: descrivo una terra che presenta bellezze e risorse sia naturali che umane ma anche inquinamento, precarietà, quartieri degradati, soprusi, bullismo, micro criminalità, sfiducia nelle istituzioni e scarso senso civico.

In “Solo tre gradi di separazione” si affronta, tra gli altri, un tema molto delicato quanto attuale: la sessualità della protagonista (ex) transessuale. Ci racconti come ti sei documentato in merito?

Ho letto in particolare un testo in lingua inglese: “Transgender history” di Susan Stryker; ho inoltre contattato una ragazza transessuale durante il suo percorso di transizione e mi sono concentrato sulle sedute con uno psicoterapeuta previste dal protocollo di riassegnazione sessuale – un rapporto frustrante che riflette uno dei temi del libro: la difficoltà nel venire accettati.

Il tuo romanzo si presterebbe bene ad una trasposizione cinematografica: che colonna sonora lo accompagnerebbe?

Per quanto riguarda un ipotetico film, me l’hanno già fatto notare e mi fa molto piacere perché indica che la storia è ben equilibrata tra ambientazioni, eventi e introspezione. Ho sempre trovato Awake dei Dream Theater la compagnia più adatta alla scrittura di romanzi, per il carattere energico e cupo ma, come colonna sonora, proporrei Carmen Consoli e Mario Venuti; cito anche i Brigantini, tributo a Brigantony con il chitarrista jazz Antonio Ferlito.

In “Solo tre gradi di separazione” vengono evidenziate diverse problematiche sociali (povertà, violenza, criminalità, assenza delle istituzioni, bigottismo) tipiche dell’Italia ma in particolare del Sud. Qual è, secondo te, l’atteggiamento da adottare per combattere questi mali?

Bella domanda! Povertà e criminalità si alimentano l’un l’altro. Proviamo a metterci nei panni di chi vive in condizioni difficili, laddove le istituzioni non riescono ad aiutare i più deboli: “Se lo stato non mi ascolta, perché io dovrei ascoltare lui? Seguirne le regole? Cos’ho da perdere, non possedendo nulla?” I valori sociali perdono di significato e ci si affida ad altri mezzi per sopravvivere. In questo quadro, la violenza nasce da un impulso innato in pochi, che si risveglia come reazione a un ambiente difficile. Il bigottismo, la mancanza di rispetto e comprensione reciproca sono problemi la cui soluzione va affidata alle nuove generazioni, in generale più aperte delle precedenti; tuttavia, l’attuale accesso a Internet, se da un lato favorisce la costituzione di reti sociali e la diffusione di informazione, ha anche fatto emergere il divario culturale in varie zone d’Italia e del mondo, e la tendenza a gruppi contrapposti; ricordiamo infine, web o no, che viviamo in piccole comunità: quartieri, cittadine di provincia, e il concetto di (im)popolarità è spesso dettato dal pregiudizio e dal conformismo. In ambito LGBT, oltre al bullismo a scuola, qui abbiamo le Sentinelle in piedi; in altre nazioni l’omosessualità è fuori legge o addirittura punita con la pena di morte. Non credo ci saranno mai soluzioni definitive, ma la mia speranza è che ogni generazione faccia un passo in avanti.

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