La settimana di… Fiorenza Golferini Pelaez

Oggi la nostra autrice ci racconterà come è nato “Il paese dei senza”, a seguire un brano tratto dal racconto omonimo. Buona lettura!

“Il libro pubblicato con Antipodes nasce dal racconto Il Paese dei Senza, da cui prende il nome.

Un giorno un abbagliamento piuttosto prolungato mi impediva di vedere l’interezza degli oggetti e delle persone che mi circondavano.

Questo fastidio iniziale è andato via via trasformandosi nella curiosità di un mondo dove niente è come lo conosciamo.

Allora è entrata in  gioco la fantasia che ha ampliato e dato forma a questa situazione così particolare.

A un certo punto entra in scena un personaggio un po’ inquietante, l’irremovibile Ostrica Molli che pretende un tributo importante.  Con lei ho voluto esprimere che la conoscenza richiede sempre una partecipazione diretta e personale, un sacrificio che può essere di tempo, di denaro, di fatica fisica, di paura, ecc. ma che comunque arricchisce.”

 

Dal “Paese dei Senza”

(…) Nemmeno il tempo di fare un passo che Emma sobbalza: una cosa fredda e umida le afferra il braccio.

“Ehi! Tac!”

Si guarda intorno. Nessuno.

Solo, alla sua destra, all’altezza del gomito, una macchia blu notte dai bordi ondulati. È grande come un uovo e sembra sui trampoli, con le sue zampe lunghe e sottili come fil di ferro.

“Ehi, dico a te. Tac! Paga! Tac!”

La chiazza piatta, senza spessore, si muove a saltelli, parla con una bocca senza labbra e sospira con un tac – tac secco, mentre lampeggia dagli occhi che scompaiono all’istante.

“Allora lo paghi questo biglietto?! Tac!”

“Che biglietto?”

“Il biglietto d’ingresso al Paese dei Senza! Tac!”

“Ma tu chi sei?”Il paese dei senza

“Sono Molli, la custode del Paese dei Senza. Tac!”

“Il Paese dei Senza? Che cos’è?”

“Lo vedrai da te. Tac! Allora lo paghi il biglietto, sì o no? Tac!”

“Non ho soldi!”

“Non voglio soldi. Tac! Voglio una perla. Tac!”

“Non ho perle da darti.”

“Bugiarda! Tac! Ne hai una collana intera. Tac!”

“Ma questa è la collana della mamma ed è la sua preferita. Non posso e non voglio rovinarla. Ne avrei un sacco di guai! Me ne torno indietro.”

“Se vuoi, puoi tornare indietro, ma per attraversare di nuovo lo specchio devi darmi due perle. Tac!”

“Senti, facciamo un patto. Ti do tutte le perline colorate del mio braccialetto. Sono bellissime!”

“Le perline di plastica del tuo braccialetto? Tac! Sei matta! Tac! Sono la cosa più indigesta che esista. Tac!”

“Che ci fa un coso come te con le perle vere?”

“Non sono un coso, io! Tac! Sono l’Ostrica Molli. Tac! Gli umani mi hanno rubato una perla, poi un’altra e un’altra ancora. Tac! Insomma, appena ne avevo rifatta una, me la portavano via di nuovo. Tac! Il mio superlavoro mi ha ridotta così magra che ora sono più sottile di un foglio di quaderno. Tac! Per ritornare quella di prima devo mangiare tante perle quante me ne hanno rubate. Tac!”

Pronunciata l’ultima parola, la macchia blu notte tira fuori un braccino sottile e una mano con sole due dita lunghissime: clap…tac! in un secondo sfila con l’abilità di un borseggiatore una perla, la fa sparire nella grande bocca senza labbra e con gli occhi emette un lampo azzurro di piacere, come gustando una cosa a lungo desiderata. La collana si accorcia automaticamente di uno spazio. Subito la strada si scuote dal torpore, compaiono persone e cose che prima non c’erano e con esse suoni e rumori. E si riaccende il sole.

“Adesso puoi visitare il Paese dei Senza. Tac! Devi sapere, però, che qui ogni cosa Senza che incontrerai ti costerà delle perle. Tac!”

Chissà che cos’è il Paese dei Senza?! L’occasione di visitarlo non ricapiterà facilmente. Vuole conoscerlo, ma quante perle saranno necessarie? Emma deve prendere una decisione difficile, la mamma tiene molto a quella collana. Dovrà trovare una giustificazione molto convincente per averla ceduta, perla dopo perla, a quell’incontentabile mostriciattolo blu notte.

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