La settimana di… Michele Protopapas

Salutiamo Michele Protopapas con un ultimo brano tratto da “La generatrice di mostri ” racconto appartenente alla raccolta “I racconti del Behcet”

Al dott. Michail Sokolov

Che vengano generati dalla mente, o che siano riconosciuti in un individuo, i mostri sono comunque dentro l’uomo e mai al di fuori di esso. Zanne, artigli, canini e pungiglioni velenosi risiedono nella memoria degli uomini, quella vissuta o quella ancestrale conservata nel patrimonio genetico. Anche se, nel suo piccolo, l’individuo considera mostro ciò che è dissimile da se stesso, il mostro è una parte di lui; una parte che egli rinnega e tiene nascosta, che riconosce quasi esclusivamente negli altri e solo di rado in se stesso. Chiedendo alla gente comune, mi è stato risposto che per mostro s’intende ciò che è fuori o contro natura, mentre cercando nei dizionari la definizione più ricorrente è quella di un essere vivente, reale o immaginario, a cui vengono attribuite una o più caratteristiche straordinarie, a causa delle quali si discosta enormemente dalla normalità. Dai miei studi di Fisica, Matematica, Biologia e Fisiologia umana posso dire che nessuna di queste definizioni è riuscita, invero, a convincermi. In qualsiasi disciplina abbia posto la mia attenzione ho scoperto dei mostri o, almeno, entità che in un determinato periodo storico furono considerate tali. Per i pitagorici l’esistenza dei numeri irrazionali fu la scoperta di mostri che mettevano in crisi la loro concezione della natura formata da sole grandezze commensurabili e mostri furono pure considerati i teoremi di geometria non euclidea da parte del suo stesso primo scopritore, Girolamo Saccheri, il quale ripudiò le proprie creazioni reputandole prive di ogni logica. In Biologia, oltre alle deformità, mostri furono considerati i primi fossili di creature preistoriche, tanto che taluni credettero fossero opera del diavolo in persona. La stessa parola “dinosauro” deriva dalle parole greche “deinos”, terribile, mostruoso e “sauros”, lucertola; ma se le teorie attualmente in uso sono valide, un tempo tutta la Terra era popolata solamente da questi “mostri”.30
Io credo che l’uomo riconosca solo ciò si aspetta di trovare entro una delle categorie mentali in cui suddivide la natura e le cose, e spesso non riesce neanche a percepire ciò che non rientra in tale partizione; credo quindi che si debba dare una nuova definizione del concetto di mostro. Almeno in un suo significato più ampio, il mostro si palesa quando vi è un conflitto tra la ragione e la natura. La ragione, infatti, cerca di catalogare la natura entro cassetti concettuali separati, ma a volte vi sono soggetti, oggetti o concetti che sfuggono a tale catalogazione e per tale ragione vengono definiti, appunto, mostri. Con la parola “mostro” si devono dunque intendere tutti gli oggetti reali o immaginari che non rientrano perfettamente in nessuna classe in cui è stato suddiviso lo scibile umano. Ciò può avvenire o perché non esiste la categoria, come nel caso dei numeri irrazionali per i pitagorici o dei dinosauri, quando ne furono scoperti i primi resti, o perché non si adattano alla categoria a essi deputata, avendo alcune caratteristiche deformi o mancanti, o, infine, perché si trova in una posizione intermedia tra due distinte categorie. Il problema sta dunque in come l’uomo cataloga (e dunque vede) la natura e non certo nella natura stessa.
La concezione negativa che viene poi data alla parola mostro è dovuta essenzialmente a due fattori: il primo e più importante è che l’uomo ha paura di ciò che non capisce o che non conosce. Il secondo fattore deriva implicitamente dal primo ed estende, un po’ arbitrariamente, il concetto di mostro a tutto ciò che è pauroso. In accordo a tale accezione tutte le bestie feroci possono considerarsi mostri perché minacciano la vita dell’individuo.

Ecco le ragioni per cui sostengo che il mostruoso risiede nell’uomo. In particolare nasce dall’errata interpretazione dei fenomeni che lo circondano e, quindi, non si può prescindere dal considerare il mostro come qualcosa che fa parte della natura, ma che l’uomo non vuole o non può accettare. A molti uomini piace, infatti, immaginare la natura come una forza positiva e benevola, riconoscendo le sue opere solo nei paesaggi ameni e pacifici. I mostri però fanno parte di essa nonostante l’uomo, per difendere la propria errata concezione di natura, rifiuti tali manifestazioni come “mostruosità fuori natura” senza rendersi conto dell’insita contraddizione di questa definizione.

Sono quindi arrivato alla conclusione che i mostri sono creature della natura e che abitano in tutti gli esseri umani, ma ho pure appurato che in genere gli uomini tendono a negare questa parte della natura sia in sé che nella natura stessa. Quando allora si manifestano i mostri? La risposta risiede sempre nella definizione che ho provato a dare di mostro come elemento naturale non accettato dalla ragione. Se ognuno potesse con la propria ragione modellare se stesso o la natura non creerebbe mai dei mostri, anche perché, secondo i canoni attualmente riconosciuti di bellezza, questa coincide quasi sempre con l’efficienza. Le azioni compiute secondo razionalità difficilmente sarebbero da considerarsi “mostruose” e una civiltà completamente razionale non avrebbe mostri nascosti. Il mostro risiede nella parte più recondita degli uomini, quella dove la ragione non riesce ad arrivare e che per fortuna spesso è sopita, ma a volte emerge con inaudite manifestazioni di violenza o con biechi e rivoltanti atti di meschinità. Gli psicoanalisti potrebbero identificare tale parte con il subconscio, ma prima di dare la mia definizione preferisco proporre un esempio.

Nella seconda delle accezioni negative di mostruoso, proposte prima, esso è tutto ciò che offende l’integrità fisica e psichica dell’individuo. Zanne e veleno possono uccidere l’uomo, il contatto con i fluidi corporei può essere veicolo di malattie, una bestia deforme disgusta perché fa capire che la natura riesce a essere cattiva e imperfetta, e la vista di un uomo morto ricorda la fine alla quale ogni individuo è destinato. Nonostante il disgusto che può avere, l’uomo è parte e strumento della natura, e quindi deve affrontare questi mostri. Mi sono chiesto allora quale forza ci permetta d’immergerci nella mostruosità, e finalmente ho capito. È l’istinto che ci spinge ad affrontare o a divenire mostri. Nel mondo animale i genitori sono spesso capaci di affrontare le bestie più minacciose per salvare la cucciolata, ma anche di scegliere quale figlio nutrire e quale sacrificare o, infine, esistono specie in cui la madre divora i propri nati in particolari condizioni ambientali. L’uomo stesso, seguendo i propri istinti, può divenire a sua volta un mostro. Nonostante sia tanto attento alla propria igiene personale, dimentica tutto il disgusto per gli altrui fluidi corporei durante l’accoppiamento oppure, in mancanza di altro nutrimento, taluni individui sarebbero capaci di mangiare altri esseri umani per soddisfare l’istinto di sopravvivenza.

L’istinto è una truffa. Serve alla natura per far compiere atti mostruosi agli esseri viventi e dunque trasformarli a loro volta in mostri. Tuttavia questi mostri sono necessari alla natura e al suo scopo, sconosciuto ai viventi che sono solo ignare marionette. Muco, pus, cannibalismo, incesto, morte, tutto fa parte del suo piano. Senza i mostri non vi sarebbero neanche la bellezza e l’efficienza della natura. I mostri sono a volte strumenti per una maggiore efficienza o esperimenti mal riusciti necessari allo sviluppo di quel piano. L’evoluzione ha generato mostri, anzi, è grazie alla comparsa di queste mostruosità che le specie viventi si sono via via perfezionate, anche se la maggior parte degli individui affetti da difformità rispetto alla specie a cui appartenevano sono miseramente morti. Ogni essere vivente non è però mai perfetto e la natura, dopo averlo costretto a rischiare più volte la propria integrità fisica per soddisfare gli istinti, tra cui quello di accoppiarsi e generare individui più efficienti, lo getta via e ricicla le sue parti nutrendo vermi e batteri che a loro volta saranno cibo di altre specie che infine sfameranno anche i figli dell’uomo, il tutto nel disgustoso ciclo della natura.

Mi piace però vedere in tutto ciò un disegno intelligente che si attua per mezzo dell’evoluzione delle specie e che conduca a individui sempre meno “mostruosi” e più perfetti, sia fisicamente che intellettualmente. Tali esseri, un giorno, guardando ai nostri scheletri e alle nostre opere, probabilmente considereranno noi tutti come mostri (allo stesso modo di come vennero considerate le bestie preistoriche), ma utili per il raggiungimento della loro perfezione attraverso il soddisfacimento dei nostri istinti.

In conclusione, caro dott. Sokolov, la mia argomentazione è che il mostruoso è una parte della natura e non si può parlare di natura escludendo questo lato che a noi umani pare oscuro, ma solo per la nostra limitata capacità d’interpretazione. La natura opera per mezzo delle sue creature, assoggettate al suo scopo tramite gli istinti che, a mio avviso, comprendono non solo quelli in qualche modo controllabili (fame, sonno, riproduzione), ma anche e soprattutto quelli incontrollabili che operano a livello cellulare, come l’istinto che spinge la donna all’ovulazione, le cellule del sistema immunitario a distruggere gli agenti patogeni, la madre a nutrire il figlio tramite il cordone ombelicale ecc… Nelle piante, infatti, esiste solo questo secondo tipo d’istinto, in molti animali i due tipi si mischiano in modo quasi indistinguibile e solo l’uomo, tramite la ragione, riesce a comandare una parte di essi, chiamando erroneamente con il nome d’istinti solo questi ultimi. Probabilmente esiste un fine per cui opera la natura, ma a noi non è concesso di sapere, siamo solo marionette nelle sue mani.

Dott. Friedrich Silbermann

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