La settimana di… Michele Protopapas

Salve a tutti! L’ospite che questa settimana ci farà compagnia è Michele Protopapas: pur essendo giovane (1980) è uno degli autori Antipodes più “anziani” nel senso che è stato tra i primi ad iniziare con noi una piacevole collaborazione che, nel tempo, si è trasformata in un rapporto di reciproca stima ed amicizia. Palermitano da parte di madre, greco da parte di padre, dopo aver conseguito a pieni voti la laurea in Ingegneria Aerospaziale inizia a dedicarsi alla Sua carriera letteraria specializzandosi nella scrittura di originalissimi quanto curati racconti brevi. Nel 2013 pubblica la Sua opera prima, l’antologia horror I racconti del Behcet seguita, qualche anno dopo, da una nuova raccolta intitolata Incidenti di consapevolezza 2015. Attualmente, oltre ad insegnare matematica e fisica a Prato organizza e conduce corsi di scrittura creativa che abbiamo avuto il piacere e l’onore di patrocinare. Parallelamente alle pubblicazioni, Michele partecipa spesso a concorsi letterari ottenendo numerosissimi premi (N.d.R. primi posti a Terni Horror Fest 2016, Lucca underground festival 2016, Halloween all’italiana 2014, Premio 50 & Più 2016, vincitore ex aequo in In cento righe, secondo posto nel Premio città di Livorno 2016, nel Concorso letterario Il torrente 2017 e secondo posto ex aequo nel Massa, città fiabesca di mare e di marmo 2017.) ma anche in veste di giudice.protopapas

Ha seguito un percorso formativo scientifico e si sta specializzando in attività “umanistiche”…come mai questo cambio di rotta?

Tutto ebbe inizio intorno al 2003, mentre frequentavo l’università. In modo quasi improvviso sono stato colto da una malattia rara auto-infiammatoria (sindrome di Behcet) e ciò ha comportato un rallentamento negli studi. Nonostante tutto nel 2006 mi sono laureato col massimo dei voti, ma da allora sono iniziati i veri problemi, perché se già in Sicilia il lavoro non te lo tirano in faccia, la malattia (allora neanche diagnosticata) ha peggiorato la situazione e, dunque, da un lato ho continuato a studiare specializzandomi in filosofia della matematica e della scienza, e dall’altra mi sono dedicato alla scrittura. Da quei primi tentativi si sono sviluppati gli embrioni dei primi racconti pubblicati che poi si sono sviluppati anche grazie ai corsi di scrittura che ho seguito e allo studio individuale sulla narratologia al quale da lì in poi mi sono dedicato.

A quale autore ha ispirato il Suo stile?

Secondo me lo stile è sopravvalutato. Io credo che un buon autore debba essere in grado di modificare il proprio stile in funzione di ciò che scrive, altrimenti sarà troppo legato al genere in cui si specializza e i suoi lavori rischiano di essere ripetitivi. Detto ciò è indubbio che nel modo di scrivere ognuno fa riferimento al proprio bagaglio di letture e nel mio caso si tratta della letteratura anglosassone del Novecento, con autori che spaziano da Doyle a Poe, da Lovecraft a Huxley, Lewis, Bradbury, Heinlein e Orwell.

Come è nato “I racconti del Behcet”?

I racconti del Behcet è la raccolta dei racconti scritti tra il 2006 e il 2012, molti dei quali sono nati dagli incubi procurati dalla malattia e da qui il titolo. Ringrazio Antipodes per aver creduto in questi racconti e avermi spronato a continuare a scrivere.

I Suoi personaggi sono totalmente immaginari o quando li crea trae spunto da persone reali?

I miei personaggi sono immaginari. A volte traggo ispirazione da altri personaggi della letteratura, ovviamente modificati a mio piacimento in modo che questi tributi risultino quasi invisibili.   

I Suoi racconti sono incredibilmente descrittivi, quasi fotografici… Li scrive di getto o sono il frutto di paziente limatura?

Paziente limatura, assolutamente. I miei racconti sono costantemente in fase di lavorazione e ogni anno circa gli do una mano di editing, anche dopo che sono stati pubblicati. Anche nella prima stesura, sinché la storia non è stata completata nella mia mente non scrivo una parola. Devo sistemarne preventivamente la struttura, scegliere il punto di vista, la lunghezza, avere chiaro il finale, scegliere il linguaggio più consono e solo dopo inizio la stesura. Alla quale, come detto, segue un lungo lavoro di editing.

Cosa significa per Lei scrivere?

Scrivere è la possibilità di creare realtà alternative a quelle usuali, inventare mondi con loro regole, come nei racconti “Oggetti” o ne “La strana storia di Louise Chaperon”, oppure dare spiegazioni alternative a eventi attuali.

A dirla tutta, però, sono sempre stato un tipo competitivo e da quando ho dovuto smettere con lo sport (cosa che mi ha fatto molto soffrire) ho trovato nella scrittura, e in particolare nei concorsi letterari, il modo di mettermi nuovamente in competizione e, credo, è questa la ragione profonda che tuttora mi sprona a scrivere.

Quali sono i suoi progetti futuri?

A parte la stesura di racconti per i concorsi letterari, sto lavorando a un nuovo libro: “I malati invisibili”, in collaborazione con l’omonima associazione. In questo libro si raccolgono storie reali di malati rari o non diagnosticati e ha lo scopo di far conoscere queste problematiche spesso ignorate sia dalla Sanità sia dalla società.

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