La settimana di… Roberto Castiglione

 

Continua la nostra rubrica con la “Dea di Hesperia” e lasciamo che sia lo stesso Roberto a presentare il brano di oggi:

“Lo scontro tra Clelia ed Eresh Kigal sta giungendo al termine. Aulo è riuscito a battere in una gigantesca battaglia campale gli alleati della Regina Oscura e ora avanza combattendo casa per casa verso il palazzo reale della capitale nemica.

Eresh Kigal ha chiamato in suo soccorso i terribili Pazuzu, provenienti da un altro mondo dove gli Umani sono schiavi di questa razza umanoide con sembianze feline. Aulo ha riunito le forze dei regni della Terra e li ha affrontati, sconfiggendoli con la strategia militare appresa durante i lunghi anni della legione.

Il confronto finale tra le due donne si avvicina, ma la strada sarà molto più lunga di quanto Aulo e Clelia possano immaginare.

In questo brano compare il giovane principe Enlil Nirari, personaggio storico realmente esistito e figlio del re d’Assiria Assur Uballit, divenuto sovrano di Ninive a sua volta. Infatti la coalizione degli uomini comprende oltre agli Achei, anche gli Ittiti, gli Egiziani, gli Assiri, i Hurriti (prima nemici poi alleati anch’essi contro i Pazuzu), i Cinesi e tribù di Neri Nubiani.

Mi è piaciuto ricreare in questo romanzo alcune situazioni della Seconda Guerra Mondiale, come il fallito sbarco alleato di Dieppe del ‘42 (capitolo della battaglia di Tirinto), respinto dai Tedeschi, o quello riuscito due anni dopo in Normandia (capitolo dello sbarco di Alalakh). La stessa battaglia nella capitale nemica (che risponde al nome di Washukanni) ripercorre le crudeli vicende di Stalingrado o Berlino. Aulo la paragona all’assedio di Cartagine, ovviamente, ma il modo di procedere dei soldati, dietro ai carri con le baliste, è chiaramente preso dal modo di combattere della fanteria abbinata ai panzer o i tanks.

 

Da: “La Dea di Hesperia” (2014), pp. 250-252: La battaglia nella capitale nemica

Le truppe di rincalzo avanzarono cautamente tra le rovine delle principali abitazioni della città. Ormai il palazzo non era molto più lontano. Si erano formate diverse colonne che procedevano tutte nella solita direzione.

Aulo era alla testa di alcune migliaia di assiri con i suoi compagni ed Enlil Nirari. Varuna si trovava nella via parallela con tre reggimenti di Hurriti.

«E’ grande questa maledetta città!» si lamentò il principe attraversando di corsa l’androne di un palazzo.

«Stai fermo, ragazzo!» lo rimproverò Quinto «Ci stiamo avvicinando al punto dove hanno assalito gli Achei»

I corpi di molti soldati di Micene erano disseminati lungo il selciato, straziati e dilaniati più che dalle armi, dalle zanne dei Pazuzu.

«State raccolti dietro ai carri!» si raccomandavano i capitani.

I cavalli, che trainavano le baliste, diventarono sempre più nervosi col passare dei minuti. sentivano per istinto quanto le belve fossero vicine, pronte a balzare addosso alle prede.

«Sono qui! Sono intorno a noi!» sussurrò Quinto ad Aulo, cercando di detergersi il sudore e la sporcizia che gli impedivano vedere con chiarezza. Ormai il sole era alto nel cielo e il calore era divenuto sempre più insopportabile con il passare delle ore.

Aulo fece fermare la colonna, forte di una decina di carri, nel mezzo di una piazza, forse quella del mercato.La dea di Hesperia

«Quanti possono essere, secondo te?» chiese al suo centurione che si guardava intorno. Scrutava le grandi case che si affacciavano sul grande spazio vuoto.

«Sono almeno un migliaio! Rischiamo parecchio qui fuori. Dobbiamo rifugiarci in qualche palazzo!» propose poi.

«Restiamo qui e ci trinceriamo con i carri in appoggio! Il tempo lavora per noi. Tra poco arriveranno anche gli uomini di Yu e dopo le baliste d’assedio con gli Egiziani e gli Ittiti» ordinò Aulo decidendo per il contrario.

Velocemente gli Assiri formarono un quadrato all’interno della piazza con i carri al centro. Attesero qualche minuto, poi il comandante urlò seccamente: «Una raffica contro quel palazzo di fronte a me!»

Le baliste lanciarono i dardi di bronzo e fecero crollare parecchi muri maestri dell’edificio, Grandi urla si levarono anche dalle case vicine e circa mille Pazuzu attaccarono le formazioni degli Assiri.

Gli uomini di Enlil Nirari li aspettavano a piè fermo, dietro una selva di lance e scudi. La carica dei nemici si infranse contro il solido quadrato, ma in alcuni punti le belve riuscirono a penetrare le difese. Una ventina giunse a pochi passi dalle odiate baliste e si scontrò con i tre legionari rivestiti d’acciaio.

Aulo affrontò un capitano delle Guardie. L’armatura aveva molti segni di distinzione rispetto alle altre.

«Vieni a morire?» gli chiese sorridendo.

Il Pazuzu ruggì in risposta e gli si avventò contro, brandendo una scure. Aulo lo evitò e lo trafisse diverse volte prima che cadesse con grande fragore al suolo.

Prese l’elmo del caduto e lo gettò in faccia a un secondo assalitore proprio in mezzo alle fauci spalancate. Approfittando di un attimo di tregua, concessagli dall’intervento di Quinto e del principe, decapitò il capitano e mostrò ai suoi nemici la testa.

«Questo è il destino che vi attende su questa terra!» gridò e le sue parole risuonarono in tutta la piazza. Nella furia della battaglia la compassione non poteva avere nessun posto. La battaglia era ormai finita e gli Assiri respingevano gli attaccanti, rigettandoli verso i palazzi da dove erano usciti pochi minuti prima.

I Pazuzu superstiti non fuggirono e furono finiti a uno a uno con colpi di lancia.

«Non hanno la minima idea del concetto di resa. Non è possibile per loro cedere le armi di fronte a noi. Vedo l’incredulità nei loro occhi quando cadono trafitti dalle nostre spade!» disse Enlil Nirari amareggiato.

«Questa è la guerra! Cosa pensavi di trovare sul campo di battaglia?» gli disse Aulo, raccogliendo l’elmo insanguinato del capitano per studiarlo un poco.

«Sai, principe? Credo che fossero le guardie personali del Re dei Pazuzu che ora è solo e senza protezione. C’è rimasto soltanto lui ed Eresh Kigal» aggiunse dando un’ultima occhiata al cadavere senza testa del capitano.

Sulla loro destra, nella via parallela, udirono rumori di scontri violentissimi, poi un grande grido di terrore e di dolore uscire da migliaia di gole riarse dalla sete.

Un messaggero giunse velocemente correndo a perdifiato per le stradine laterali.

«Comandante! Il generale Varuna è stato ucciso. Sono saltati fuori all’improvviso e lo hanno dilaniato prima che potessimo intervenire!» riferì con voce rotta per l’emozione.

«Riportate la salma all’accampamento e continuate ad avanzare verso il palazzo» ordinò Aulo perentoriamente.

Rivolto poi al principe che lo guardava con occhi sgranati, disse ad alta voce: «Piango il grande e valoroso Varuna, ma la battaglia non è finita. Se io stesso dovessi cadere, voi continuereste l’avanzata e Quinto prenderebbe il comando»

«Sì, comandante!» risposero i soldati.

Mise una mano sulle spalle di Enlil Nirari e disse a bassa voce: «La morte di un uomo solo non può impedire al suo esercito di cogliere la vittoria» 

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