La settimana di… Roberto Castiglione

Eccoci pronti a presentare un nuovo autore! L’ospite di questa settimana è Roberto Castiglione, classe ’66, che ha già al Suo attivo 5 pubblicazioni con Antipodes (N.d.R La Dea di Hesperia 2014, La regina oscura 2014, La profezia del vecchio indovino 2015, Turan 2016, Adrianopoli 2017), e vanta decine di articoli e saggi pubblicati in ambito storico, in particolare sulle finanze Medievali.
Le Sue passioni sono infatti la storia e la matematica e, non a caso, dal 2015 è Revisore dei conti della Società Storica Pisana.
Lo si potrebbe immaginare un accademico serioso ed austero ma noi che lo  conosciamo personalmente possiamo assicurarVi che è una persona dotata di grande senso dell’umorismo (come potrete avere modo di constatare leggendo la biografia autografa dal nostro sito) e di una fervida immaginazione che lo ha portato a scrivere i romanzi di genere fantasy-storico con i quali ha già vinto numerosissimi premi in rinomati concorsi letterari.

I suoi romanzi tutti insieme costituiscono una saga… Ha mai pensato di darle un nome?

Un saluto a tutti coloro che avranno piacere di leggere questa intervista. Il mio alter ego, l’accademico del quale si parla nella presentazione, li chiamerebbe sicuramente: Annales Legionis Quarte Italice ab anno Dominice Incarnationis Trecentesimo quadragesimo quinto usque ad annum Trecentesimo nonagesimo quinto, scripti ab Ammiano Marcellino et annotati a Roberto de Castro Magno o anche peggio.

Io avevo pensato a un molto più semplice “Cronache della Legione”, dal momento che il protagonista Aulo Persio Severo è il comandante della IV Legione Italica dell’esercito romano, escludendo ovviamente il romanzo Turan ambientato quasi mille anni prima. La citazione di Isaac Asimov con il suo Cronache della Galassia è puramente voluta, dal momento che è uno dei miei autori preferiti con Salgari, Tolkien e Brooks.

I protagonisti dei Suoi racconti viaggiano nel tempo grazie a potentissime quanto antiche magie, se potesse scegliere, in quale epoca approderebbe personalmente?

Per quanto mi riguarda la mia divorante curiosità mi spingerebbe in quasi tutte le ere, ma dovendone scegliere alcune mi piacerebbe visitare l’Egitto al tempo della costruzione delle piramidi o durante il regno di Thutmosi III (fin troppo banale quello di Ramses II e probabilmente ci sarebbero già troppi visitatori). Oppure gradirei molto vivere a Ninive sotto il regno di Assurbanipal, nell’Atene di Pericle o nella Roma del III – IV secolo avanti Cristo.

L’accademico di cui sopra sceglierebbe di sicuro il Trecento toscano per verificare le sue teorie finanziarie, ma anche il periodo del XII secolo con i pensatori cristiani come Anselmo d’Aosta, Abelardo (soprattutto per la questione degli Universali) o Pietro Lombardo, magari rischiando il rogo per eresia manifesta sia nel primo periodo e soprattutto nel secondo. Non penso che gli piacerebbe San Tommaso.

Nella sua produzione i temi ricorrenti sono l’amore puro, assoluto, totalizzante tra Aulo e Clelia e l’amicizia vera e disinteressata tra i comites. Sono sentimenti che possono esistere realmente o solo tra le pagine di un libro?

Il tema dell’amore puro e assoluto è di chiara derivazione salgariana, dal momento che il primo libro che io abbia mai letto è stato “I Misteri della Giungla nera”, seguito a ruota dalla “Tigre della Malesia” a otto o nove anni. Nei miei libri le eroine sono, però, ben diverse da Marianna Guillonk, Ada Corishant e da Honorata Van Guld (Il Corsaro Nero) poiché non sono soltanto le “amate” dei protagonisti, ma combattono al loro fianco. Anche il tema dell’amicizia vera è di derivazione salgariana e il rapporto tra Sandokan e Yanez de Gomera è illuminante in tal senso. Leggere quei libri a quell’età mi ha influenzato molto, favorito anche dal fatto di aver avuto nell’infanzia molti veri amici con i quali sono ancora in contatto. La vita ci ha allontanato, ma il legame che ci univa è ancora forte. Per l’amore ci è voluto un po’ di più, ma alla fine ho sperimentato anche quello…

2101201620015242Mi dica un aspetto del mondo antico dal quale si sente più attratto e uno che invece La spaventa.

Non è una domanda alla quale si possa dare una sola risposta, poiché come ho detto la mia curiosità è senza limiti e mi affascinano molti aspetti della Storia in generale. Dovendone citare uno soltanto, direi la forza morale (e militare) mostrata da Roma in una particolare epoca della Repubblica, quando si trovò di fronte all’intera Italia nel ventennio dal 311 fino al 290 a. C. Episodi come la battaglia di Sentino restano nella memoria degli studenti (non di tutti ovviamente). L’aspetto che mi spaventa di più è il fanatismo religioso (o politico) che appare in vari luoghi ed epoche (anche attuali, purtroppo) lungo il cammino dell’uomo.

In tutti i capitoli della Sua saga sono presenti svariate divinità arcaiche che si contendono il potere sugli uomini, mentre nella realtà gli uomini sembrano sempre più disinteressati all’ultraterreno. Secondo Lei “Dio è morto” o c’è ancora spazio per Lui?

La prendo alla larga poiché è una domanda molto complessa. Io sono un seguace convinto di Cartesio e Pascal e dei pensatori razionali come Newton, Leibniz etc. Come loro sono convinto che possa esistere una divinità che potrebbe essere l’Universo stesso con le sue leggi fisiche. In definitiva mi si potrebbe definire un panteista e sicuramente un deista da trincea, non avendo mai voluto accettare regole da nessuno e rischiando di non prendere neppure la cresima per un’accesa discussione col vescovo a proposito della Sindone.

Detto questo io penso che il disinteresse del mondo nei confronti di Dio sia dovuto da un lato al materialismo imperante della nostra epoca che ci conduce al di fuori di noi stessi e dall’altro a pratiche religiose obsolete che allontanano le persone dalle Chiese o luoghi di culto in generale. La parola che mi piace di più in questo campo specifico è Namastè che significa: “Mi inchino alla scintilla del divino che è in te”.

In fondo basterebbe rivolgere l’attenzione verso di noi, verso l’interiorità per trovare quello che cerchiamo. Non credo che la Divinità (di qualunque genere) si trovi in qualche chiesa, tempio, moschea o pagoda.

Questo è un pensiero che anche l’accademico condivide, da cui il pericolo del rogo per eresia.

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